lunedì 15 agosto 2016

Caso Orlandi. I processi si fanno in TV?

Il “caso Orlandi” è accaduto 30 anni fa, ma il mistero si fa sempre più fitto.
Le varie TV italiane e straniere, pubbliche e private, hanno guadagnato soldi a palate, con trasmissioni in cui sono stati lanciati scoop tali da incollare al monitor milioni di persone.
Migliaia di giornalisti hanno formulato ipotesi, alcune plausibili, legate a ritorsioni internazionali per finanziamenti ad attività politiche, con il coinvolgimento di bande di delinquenza più o meno organizzate; altre fantasiose, tese solo a farsi pubblicità infangando nomi di persone al di sopra di ogni sospetto (il giornalista Nicotri è stato sconfessato da Pietro Orlandi, ma la Chiesa ha solo taciuto), o scadendo al volgare sequestro per orge con ragazzine (forse l’ultima trovata di La7)! Decine di magistrati hanno fatto carriera, svolgendo indagini che poi sono state messe a tacere inspiegabilmente. Nulla! Ormai Pietro Orlandi (e il resto della famiglia) si sente solo preso in giro quando qualcuno dice: “Io so!” A nulla sono valse le sue “petizioni” sui social network o le sue accorate richieste in TV alle sfere più alte del Vaticano.
Sicuramente molti sanno! Ma nessuno dice la verità!

Anche l’amico Pino Nazio, forte delle sue attività giornalistiche, ha provato a mettere assieme, in un libro, una sequenza di azioni che potrebbero essere vere o almeno plausibili, ma non ci sono conferme. Il segreto rimane!

Forse l’unica conclusione che rimane ferma è che: passate 24 ore da quando è accaduto il fatto, dopo che i vari avvocati hanno dato agli interessati gli utili suggerimenti a defilarsi da una certezza di colpa, dopo che una lunga serie di persone, per lavoro, per interesse, o semplicemente per curiosità ha formulato tutte le ipotesi possibili, la Verità (quella vera), anche se qualcuno la dicesse, lascerebbe gli stessi dubbi di tutte le bugie che sono state dette!
Come sarebbero andate le indagini, se le notizie non fossero trapelate prima della fine dell’inchiesta?

I processi non si fanno in TV, ma in Tribunale!

È un brano del libro:  “Chicco e il Cane” di Alfio Giuffrida

Si trova on line: http://t.co/L1oZOWLK   costo = 3,56 euro
I libri di Alfio Giuffrida fanno parte del filone letterario  VERISMO INTERATTIVO, in cui il lettore può diventare “Protagonista” del saggio commentando le discussioni aperte nel FORUM del sito http://www.alfiogiuffrida.com/  , sui vari argomenti di attualità inseriti nel testo.

“Chicco e il Cane” di Alfio Giuffrida, cap. 10
Omissis ….
A lui era capitato anche qualcuno di questi casi, come ad esempio una inchiesta sul traffico di droga in cui era implicata l’attrice più in vista del momento, oppure qualche caso di stupro ad opera di giovani della jet society, poi finito su tutti i giornali. Ma lui era stato sempre integerrimo: non aveva fatto trapelare neanche un particolare prima che l’inchiesta o il processo fosse concluso.

Su tale argomento, lui aveva preso una posizione ben decisa: «Quando un’indagine o un processo viene dato in pasto alla gente», diceva con voce alta e convinta, «nessun giudice può più fare a meno di essere influenzato dall’opinione pubblica, a tutto danno della verità e della giustizia».

Già a quel tempo, nei corridoi dei tribunali, si parlava molto di questa abitudine e il mondo dei giudici era diviso. Alcuni dicevano: «La popolazione deve sapere tutto e subito, sui fatti e i misfatti che accadono nel mondo. E i giornalisti sono fatti apposta per questo».

Altri affermavano che tutto ciò poteva essere reso pubblico solo dopo che la giustizia aveva fatto il suo corso e smascherato i colpevoli, perché sarebbe stato facile per dei giornalisti interessati o prezzolati pubblicare false notizie o insinuazioni, per gettare fango su personaggi molto in vista che, pur se estranei ai fatti o coinvolti in modo solo marginale, potevano essere messi al centro dell’attenzione e giudicati dai mass media prima ancora di essere giudicati dalla giustizia.

Era quello il periodo in cui il caso del rapimento di Emanuela Orlandi campeggiava sulle prime pagine di tutti i giornali. In un primo momento sembrava solo un sequestro effettuato da una banda organizzata. Si cercò di rintracciare l’uomo con la BMW verde che l’aveva adescata con la scusa di farle fare una vendita di prodotti cosmetici, come lei stessa aveva riferito per telefono ai genitori e a una amica, nelle ore subito precedenti la sua scomparsa.

Da un primo identikit circa il presunto rapitore, qualcuno degli investigatori fece il nome di Enrico De Pedis, uno dei capi della “banda della Magliana”, allora implicata nei maggiori reati della Capitale, con collegamenti nel mondo della finanza e della politica. Tuttavia quella notizia non fu tenuta segreta, come doveva esser fatto secondo il nostro giudice, ma fu subito pubblicata su tutti i giornali.

Il giorno dopo cominciarono le telefonate dei possibili rapitori, ognuno dei quali dette dei particolari che denotavano la piena attendibilità del fatto che la ragazza fosse nelle loro mani.

Pochi giorni dopo cominciò a farsi avanti addirittura l’organizzazione terroristica turca dei “Lupi grigi”, che rivendicò il sequestro e dichiarò di essere in possesso dell’ostaggio. Per la liberazione della ragazza chiesero lo scambio con il terrorista Mehmet Ali Ağca, allora in carcere perché ritenuto responsabile dell’attentato a Papa Giovanni Paolo II, del 13 maggio 1981.

Con questa svolta, il caso era ormai divenuto di dominio pubblico. La gente era disposta a cancellare degli appuntamenti importanti per restare attaccata al televisore e ascoltare il telegiornale che dava le notizie sul “Caso Orlandi”.

Si organizzavano delle fiaccolate nelle strade della Capitale per supplicare i rapitori di rilasciarla. Ma tutto ciò era veramente utile, oppure il caos che si era creato su quel caso era il modo migliore per invogliare i rapitori a tenerla sequestrata e alzare il prezzo del riscatto?
Omissis ….

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