domenica 15 maggio 2016

I Processi si fanno in Tribunale o a Quarto Grado? Brano 1

Odore di sujo” è il nuovo “progetto editoriale” di Alfio Giuffrida.
Il romanzo è ancora allo stato di bozza. Appartiene al genere letterario “Verismo Interattivo”, che consiste nell’inserire, nel testo dei romanzi, degli spunti di discussione su argomenti sociali e di attualità, che poi possono essere commentati in dei FORUM, come ad esempio quello già esistente sul mio sito http://www.alfiogiuffrida.com/ , dove già sono attive molte discussioni.
Il libro vuole essere una denuncia della corruzione dei politici, infatti il sujo è la puzza più profonda, quella che si sente non tanto con il naso ma con la mente. È il modo di puzzare di alcuni politici, che con Ipocrisia si sono presentati come benefattori ai loro elettori e poi li hanno traditi. All’interno sono trattati diversi problemi, tra cui il grande dilemma che, da dieci anni, attanaglia i telespettatori: I Processi si fanno in Tribunale o a Quarto Grado? Su questo vorrei chiedervi qualche breve, ma per me prezioso, suggerimento (è corretto, falso, o .. ?).
Come va, secondo voi, un brano così? I suggerimenti possono essere inviati, in tutta riservatezza su:  alfio@alfiogiuffrida.com  
Nel testo sono presenti due brani sui processi in TV, questo è il primo. È ambientato in un carcere, dove il Cappellano vuole intercedere verso il Giudice, affinché sia indulgente verso un trans.

 
«Cosa farà adesso, signor giudice?»

«Non lo so.» Rispose lui pensieroso, «Questo processo ha tutte le caratteristiche per andare a finire sui giornali, per parlarne in TV. E se ciò accade, da quel momento tutto diventerà di dominio pubblico, scatenerà le lotte dei moralisti e dell’arcigay.

Già li vedo in televisione: giornalisti e psicologi a dibattere sulla volontà degli omosessuali nell’esser froci.»

«E la giustizia? Come viene influenzata la giustizia, quando l’opinione pubblica ha già giudicato?» Commentò il prete, curioso come una un scimmia, polemico come una comare.

«Il pubblico è sempre giustizialista. Le persone che non sanno, fanno presto a condannare. Ma la giustizia è un’altra cosa.

Non è fatta di quegli scoop che invece servono in TV. È fatta di prove, mentre il pubblico non giudica mai sulle prove, emette le sue sentenze per impulso. Un processo che va a finire in TV è destinato a diventare “spettacolo”.»

«Si, eccellenza, è vero che ci vogliono le prove per condannare qualcuno. Ma come si fa ad ottenere le prove? Io li sento, in confessionale, gli indagati e spesso si lamentano di aver detto delle cose che poi sono state interpretate in modo del tutto diverso. Come mai le registrazioni che fate voi, non sono pubbliche, come invece lo sono quelle della TV?»

«Quello che vediamo in TV non è il processo, sono notizie, particolarità, curiosità. Lo spettacolo viene guidato ad arte, le novità vengono “coltivate”, per darle una per volta, montate con cura per essere sempre  eclatanti, in modo che incollino la gente al monitor, che li faccia discutere in famiglia, al bar, in ufficio.»

«Lo so, signor giudice, ma a volte queste notizie sono la verità, più di quella che si fa apparire dietro le sbarre dei tribunali e, a volte, la gente vorrebbe proprio la verità, nient’altro che quella!»

«La gente guarda i processi in Tv con superficialità. Tutti sono interessati ad esprimere la propria opinione, a giocare a fare il giudice. Tutti bravi, quando si giudica stando a casa, davanti al televisore. Quando si è davanti ad un piatto di maccheroni fumanti, ognuno si ritiene “giusto” e nessuno pensa mai di poter sbagliare una sentenza.»

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