lunedì 30 maggio 2016

CHICCO E IL CANE - La Meteorologia in aiuto di chi soffre di Allergie


È un brano tratto dal libro (ebook lo trovate, in formato Kindle a soli 3,56 euro su   http://t.co/L1oZOWLK  ) CHICCO E IL CANE, di Alfio Giuffrida ( Meteorologo del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica)

 


Un paio di mesi dopo si tenne a Prato un congresso, organizzato dall’Associazione Nazionale Federasma, sul tema “Allergie ed asma: un problema per 12 milioni di persone in Italia”.

L’obiettivo del Congresso era quello di fare il punto sulle più recenti acquisizioni scientifiche nel settore della diagnosi, del trattamento e della prevenzione delle malattie allergiche e in particolare dell’asma. Era importante mettere a confronto Istituzioni, Società Scientifiche e Associazioni dei pazienti su quanto era necessario e urgente fare per tutelare il diritto di tutti a una diagnosi precoce e precisa.
In particolare si voleva dare ai partecipanti, che erano soprattutto medici, un messaggio chiaro e netto sulla gestione dei malati, specie negli ospedali che si occupavano dei bambini affetti da bronco pneumopatia cronica ostruttiva, più nota con la sua sigla BPCO, in modo che essi, a loro volta, potessero dare ai genitori un’educazione sulla prevenzione e il modo di gestire la malattia di cui soffrivano i loro bambini.
Fornire loro un elenco di sintomi che, se tempestivamente rilevati, potessero permettere una diagnosi precoce della malattia e allo stesso tempo sfatare alcuni pregiudizi che invece non avevano alcun riscontro scientifico, come ad esempio la credenza, ancora largamente diffusa, che la presenza di un animale in casa fosse sicuramente una delle cause scatenanti delle malattie dell’apparato respiratorio del bambino. 
I conferenzieri cercavano di mettere in evidenza la necessità di andare oltre l’aspetto scientifico della malattia. Si voleva proporre di migliorare la comunicazione interpersonale tra pediatra e bambino asmatico. Porre il pediatra come una figura centrale alla quale il bambino, ricoverato in ospedale, doveva potersi rivolgere con fiducia in cerca di conforto e soccorso. Questo era l’elemento nuovo che si voleva introdurre nella cura dell’asma bronchiale infantile, tratta dall’osservazione delle emozioni espresse dai bambini ricoverati nelle sezioni pediatriche, attraverso i discorsi con gli psicologi e i messaggi ricavati dallo studio dei loro disegni.
Pochi giorni prima, in un precedente convegno della stessa organizzazione, era stato messo in evidenza che circa il 42% dei pazienti con età compresa tra 5 e 15 anni presentava una sensibilizzazione per almeno un allergene. Da quello studio era emerso che l’allergia agli acari della polvere era di gran lunga la più diffusa in ambito urbano, mentre i bambini affetti da asma bronchiale e residenti nelle aree rurali erano percentualmente molto meno numerosi.

Alex era stato invitato per esplicita richiesta della Presidente dell’Associazione Federasma, la quale voleva allargare la discussione a tutti quelli che erano interessati nello studio dell’ambiente in cui viviamo e quindi, in primo luogo, anche ai meteorologi. Da questo settore si voleva un’informazione chiara sulle variazioni climatiche in atto, per valutare le possibili ripercussioni che esse potevano avere sui problemi respiratori delle persone sofferenti di asma.
Il Servizio Meteorologico dell’Aeronautica, interpellato dall’Associazione, aveva scelto Alex perché quell’Ufficiale, oltre a dirigere il Servizio Climatologico del Centro Nazionale di Meteorologia e Climatologia Aeronautica, svolgeva anche un lavoro di ricerca nell’ambito di un gruppo scientifico internazionale, che si interessava dell’UCTI (Universal Thermal Climate Index), ovvero un indice termico messo a punto per stabilire il grado di disagio del nostro organismo, in qualsiasi stagione e condizione.
Alex diceva con orgoglio che, in un futuro abbastanza prossimo: «L’UCTI sarà il nuovo parametro meteorologico di più ampia diffusione. Sarà usato al posto della semplice temperatura, in quanto terrà conto dell’umidità relativa e del vento, che rappresentano gli altri due importantissimi parametri necessari a determinare il livello di benessere o di disagio in cui un essere umano si trova. Fino ad oggi, per indicare il nostro disagio diciamo infatti: fa caldo oppure fa freddo.
In effetti, non è così, la temperatura percepita da un essere vivente è notevolmente diversa da quella segnata da un termometro. Il nostro corpo è, infatti, provvisto di una specie di termoregolatore, nel senso che quando la temperatura è più elevata di quella ottimale, la pelle emette il sudore che, evaporando, abbassa la temperatura interna permettendoci di sopportare temperature ben più alte dei 36° C del nostro corpo, senza subire gravi disagi.
In futuro questo nuovo parametro ci darà un’informazione sulla temperatura che terrà conto di tutti i fattori che contribuiscono a darci le sensazioni che riceviamo mediante il nostro corpo e che sarà sicuramente più rispondente alle nostre esigenze. Dobbiamo solo trovargli un nome più scorrevole, non potremo chiedere tutti i giorni che UTCI c’è oggi.».

domenica 15 maggio 2016

I Processi si fanno in Tribunale o a Quarto Grado? Brano 1

Odore di sujo” è il nuovo “progetto editoriale” di Alfio Giuffrida.
Il romanzo è ancora allo stato di bozza. Appartiene al genere letterario “Verismo Interattivo”, che consiste nell’inserire, nel testo dei romanzi, degli spunti di discussione su argomenti sociali e di attualità, che poi possono essere commentati in dei FORUM, come ad esempio quello già esistente sul mio sito http://www.alfiogiuffrida.com/ , dove già sono attive molte discussioni.
Il libro vuole essere una denuncia della corruzione dei politici, infatti il sujo è la puzza più profonda, quella che si sente non tanto con il naso ma con la mente. È il modo di puzzare di alcuni politici, che con Ipocrisia si sono presentati come benefattori ai loro elettori e poi li hanno traditi. All’interno sono trattati diversi problemi, tra cui il grande dilemma che, da dieci anni, attanaglia i telespettatori: I Processi si fanno in Tribunale o a Quarto Grado? Su questo vorrei chiedervi qualche breve, ma per me prezioso, suggerimento (è corretto, falso, o .. ?).
Come va, secondo voi, un brano così? I suggerimenti possono essere inviati, in tutta riservatezza su:  alfio@alfiogiuffrida.com  
Nel testo sono presenti due brani sui processi in TV, questo è il primo. È ambientato in un carcere, dove il Cappellano vuole intercedere verso il Giudice, affinché sia indulgente verso un trans.

 
«Cosa farà adesso, signor giudice?»

«Non lo so.» Rispose lui pensieroso, «Questo processo ha tutte le caratteristiche per andare a finire sui giornali, per parlarne in TV. E se ciò accade, da quel momento tutto diventerà di dominio pubblico, scatenerà le lotte dei moralisti e dell’arcigay.

Già li vedo in televisione: giornalisti e psicologi a dibattere sulla volontà degli omosessuali nell’esser froci.»

«E la giustizia? Come viene influenzata la giustizia, quando l’opinione pubblica ha già giudicato?» Commentò il prete, curioso come una un scimmia, polemico come una comare.

«Il pubblico è sempre giustizialista. Le persone che non sanno, fanno presto a condannare. Ma la giustizia è un’altra cosa.

Non è fatta di quegli scoop che invece servono in TV. È fatta di prove, mentre il pubblico non giudica mai sulle prove, emette le sue sentenze per impulso. Un processo che va a finire in TV è destinato a diventare “spettacolo”.»

«Si, eccellenza, è vero che ci vogliono le prove per condannare qualcuno. Ma come si fa ad ottenere le prove? Io li sento, in confessionale, gli indagati e spesso si lamentano di aver detto delle cose che poi sono state interpretate in modo del tutto diverso. Come mai le registrazioni che fate voi, non sono pubbliche, come invece lo sono quelle della TV?»

«Quello che vediamo in TV non è il processo, sono notizie, particolarità, curiosità. Lo spettacolo viene guidato ad arte, le novità vengono “coltivate”, per darle una per volta, montate con cura per essere sempre  eclatanti, in modo che incollino la gente al monitor, che li faccia discutere in famiglia, al bar, in ufficio.»

«Lo so, signor giudice, ma a volte queste notizie sono la verità, più di quella che si fa apparire dietro le sbarre dei tribunali e, a volte, la gente vorrebbe proprio la verità, nient’altro che quella!»

«La gente guarda i processi in Tv con superficialità. Tutti sono interessati ad esprimere la propria opinione, a giocare a fare il giudice. Tutti bravi, quando si giudica stando a casa, davanti al televisore. Quando si è davanti ad un piatto di maccheroni fumanti, ognuno si ritiene “giusto” e nessuno pensa mai di poter sbagliare una sentenza.»