venerdì 25 settembre 2015

Temperature estreme registrate sulla Terra.

È un brano del libro (ebook) “Il Clima e l’Ambiente”, di Alfio Giuffrida, disponibile su Amazon ( http://t.co/L1oZOWLK ). Fa parte del Verismo Interattivo, il nuovo genere letterario introdotto dall’autore, che consiste nell’inserire, all’interno del testo, degli argomenti culturali e di attualità che il lettore può approfondire partecipando al Forum sul sito http://www.alfiogiuffrida.com/Forum.aspx . In questo libro gli argomenti trattati sono: Il Diluvio Universale (è realmente accaduto oppure è stata una punizione divina?). I Medicane (uragani nel Mediterraneo, sono possibili?). Il Telelavoro (è possibile lavorare da casa?). Il clima di città (la presenza dell’uomo modifica il clima di una regione?), .. e molti altri.


Nella seguente tabella si riportano alcuni valori estremi di temperature, su tutta la Terra, raccolti da stazioni meteorologiche ufficiali [7]


VALORI ESTREMI DELLA TEMPERATURA MASSIMA
LOCALITA'
Altitud. (m)
DATA  
T (°C)
El Azizia,               Libia
112
13/09/1922
57.8
Death Valley, California – USA
-54
10/07/1913
56.7
Tirat Tsvi, Israele
-220
22/06/1942
53.9
Cloncurry, Queensland - Australia
190
16/01/1889
53.3
Seville, Spagna
8
04/08/1881
50.0

VALORI ESTREMI DELLA TEMPERATURA MINIMA
LOCALITA'
Altitud. (m)
DATA  
T (°C)
Vostok, Antartide
3421
21/07/1983
-89.4
Oimekon, Russia
800
06/02/1933
-67.8
Verkhoyansk, Russia
107
07/02/1892
-67.8
Northice, Groenlandia
2344
09/01/1954
-66.1
Snag, Yukon, Canada
646
03/02/1947
-63.0

Se esaminiamo questi valori ci accorgiamo come la località dove si è verificata la massima temperatura sulla Terra non si trova sotto l’equatore, come in un primo momento ci si potrebbe aspettare, ma ad una latitudine addirittura al di sopra del tropico del Cancro.
Questo ci conferma che il fattore più importante è principalmente la continentalità di un posto, ovvero la capacità del terreno di accumulare il calore fornito dai raggi solari. Questa capacità è elevata per i terreni rocciosi o sabbiosi ed in particolare per quelli dove non c’è vegetazione, come il deserto.
Al secondo e terzo posto troviamo invece due località situate sempre in zone desertiche, ma ad una quota sotto il livello del mare. Avviene infatti che, quando l’aria si muove dalle alte quote dell’atmosfera verso il suolo, passa da una pressione piuttosto bassa ad una pressione sempre più elevata, per cui si comprime senza scambiare calore con altri corpi. Per un principio fisico, un qualsiasi gas, come ad esempio l’aria, che si comprime “adiabaticamente”, ovvero senza scambiare calore con l’ambiente esterno, si riscalda. Infatti le località poste al di sotto del livello del mare sono soggette ad una temperatura più elevata di quelle poste ad una certa altezza.
Il quinto valore più alto di temperatura è stato invece registrato in una città; certo non e facile vivere e muoversi in città con una temperatura di 50 gradi, tuttavia vedremo, nel capitolo dedicato alla climatologia urbana, che le condizioni di disagio non dipendono solamente dalla temperatura, ma anche dall’umidità relativa e dal vento.


Fig. 6 - Temperature estreme

Riguardo le località più fredde, diamo per scontato il valore di Vostok che si trova in Antartide, in una zona continentale e, soprattutto, vicina al polo (sud). Inoltre bisogna considerare che la stazione di Vostok si trova ad una altitudine di oltre 3.400 metri.
Il secondo e terzo posto spettano invece a Oimekon e Verkhoyansk, che si trovano nella stessa regione della Siberia: la Yakuzia, abitata da circa un milione di abitanti di varie nazionalità. Essi sono concentrati nella città di Yakutsk, la capitale, con circa 250.000 abitanti e in una decina di centri minori, tra cui Verkhoyansk, a circa 100 metri sul livello del mare, da molti definita “capitale del freddo”.
Nonostante ciò essa è abitata in modo permanente da circa 1.500 abitanti (in costante diminuzione negli ultimi anni). Come curiosità possiamo dire che essa è stata fondata nel 1638, quando sicuramente i mezzi di riscaldamento erano ben diversi da quelli di adesso, come un luogo di esilio politico e come tale è stata utilizzata fino al 1917 [8].
Se vogliamo capire il perché di questo “polo del freddo”, dobbiamo pensare alla estrema continentalità della zona e non alla sua latitudine, Oimekon e Verkhoyansk si trovano infatti ad una latitudine attorno al circolo polare artico, mentre esistono numerose città situate ad una latitudine a nord di essa, eppure hanno temperature sia medie che estreme, ben più alte di esse.

Questo ci dice come la lontananza dal mare, che ha un elevato potere termoregolatore e la mancanza di vegetazione, che facilita la perdita di calore per irraggiamento, rendano gran parte di quella regione una zona “anecumenica”, cioè impossibilitata a ospitare forme permanenti di vita.

Il Telelavoro

È un brano del libro (ebook) “Il Clima e l’Ambiente”, di Alfio Giuffrida, disponibile su Amazon ( http://t.co/L1oZOWLK ). Fa parte del Verismo Interattivo, il nuovo genere letterario introdotto dall’autore, che consiste nell’inserire, all’interno del testo, degli argomenti culturali e di attualità che il lettore può approfondire partecipando al Forum sul sito http://www.alfiogiuffrida.com/Forum.aspx . In questo libro gli argomenti trattati sono: Il Diluvio Universale (è realmente accaduto oppure è stata una punizione divina?). I Medicane (uragani nel Mediterraneo, sono possibili?). Il Telelavoro (è possibile lavorare da casa?). Il clima di città (la presenza dell’uomo modifica il clima di una regione?), .. e molti altri.


Una conseguenza dell’isola di calore, che una grande metropoli introduce nel microclima di una regione, è sicuramente lo stress indotto sull’organismo umano dal repentino passaggio tra climi diversi che facciamo ogni mattina spostandoci tra zone con climi diversi, soprattutto per chi vive nei quartieri residenziali, ai bordi della città e lavora in centro.
Per fare un esempio chiaro, una persona che vive in un’area rurale e raggiunge il suo ufficio al centro città in trenta minuti, ogni giorno sottopone il suo organismo a veloci variazioni climatiche.
Supponiamo di essere in inverno: si alza in un clima riscaldato, proprio degli ambienti domestici, esce in un ambiente freddo e ventilato, rimane mezz’ora in macchina, in un ambiente caldo e chiuso. Esce per pochi minuti all’aria fredda e poi si ritrova per alcune ore nell’ambiente riscaldato e povero di umidità, proprio degli uffici. A fine lavoro esegue gli stessi adeguamenti climatici in senso inverso e la sera, se ritorna in città per qualche motivo, affronta nuovamente gli stessi percorsi. In estate, a causa dei condizionatori d’aria negli ambienti chiusi, le variazioni climatiche sono inverse, ma di entità anche maggiori.

Questi sbalzi di temperatura sicuramente non fanno bene alla salute. Il problema è stato evidenziato in forma esasperata durante le Olimpiadi di Atlanta, negli USA, dove molti atleti si lamentarono che l’aria condizionata, negli autobus che usavano per andare dagli alloggi agli stadi, era troppo forte e procurava loro dei fastidi.
E allora? Dobbiamo scegliere se soffrire in città o vivere in campagna adattandoci al solo lavoro di contadino? Certo le due soluzioni estreme non sono accattivanti, tuttavia si stanno studiando una serie di compromessi per risolvere il problema. Uno di questi sarebbe quello del “telelavoro”.
Questa idea è stata studiata negli Stati Uniti, per risolvere il drastico calo di rendimento che statisticamente si è notato nelle giornate particolarmente afose. Inizialmente era stata presa in considerazione la possibilità di lasciare a casa i dipendenti (retribuiti ma senza l’obbligo di venire in ufficio e prestare la propria opera) per il fatto che erano aumentati i casi di malattie della respirazione che avvenivano negli uffici non dotati di aria condizionata, con gravi esborsi di risarcimento ai dipendenti da parte delle società. In altri casi si era notato che, pur spendendo molto per dotare gli uffici di potenti condizionatori e tenerli accesi, il calo di rendimento nelle giornata di afa intensa era inevitabile, per cui era preferibile dotare gli uffici di impianti meno potenti e lasciare a casa i dipendenti nei pochi casi in cui la “temperatura di effetto” era superiore ad una certa soglia. La temperatura di effetto è un nuovo parametro fisico, ottenuto da una formula in cui entrano in gioco la temperatura, l’umidità relativa ed il vento, che rende conto del disagio fisico al quale è sottoposto il nostro organismo quando il valore della temperatura di effetto supera una certa soglia.
Non esiste ancora una formula unica per il calcolo della temperatura di effetto. Per adesso possiamo adoperare uno degli ”Heat Index”, come ad esempio l’indice “Humidex” visto nel capitolo precedente ed applicabile principalmente nel periodo estivo.

Tra i giornalisti il telelavoro è già una tecnica ben sperimentata ed usata, molti vivono in una città ed esercitano il loro lavoro in un’altra, inviando i loro articoli via email.
Una cosa veramente ben fatta sarebbe quella di poter applicare il telelavoro per i dipendenti pubblici. Questo tornerebbe molto utile non solo nei giorni di grande afa o di freddo intenso, ma sarebbe anche un modo per favorire il lavoro delle donne, che spesso sono costrette a stare a casa non tanto perché sono ammalate loro stesse, ma per accudire i loro bambini o familiari costretti a letto da qualche malattia, impossibilitando anche i genitori a recarsi al loro lavoro. Sarebbe ugualmente utile per alcuni portatori di handicap, che potrebbero svolgere normalmente utilissimi lavori restando a casa, mentre il fatto di dover andare in un ufficio li obbligherebbe a dei percorsi lunghi ed impegnativi, impedendo loro di avere un impiego, mentre con il telelavoro tutto ciò sarebbe possibile, con soddisfazione (economica e morale) loro ed con un indiscusso beneficio alla comunità.

In effetti dei progetti di legge su questo argomento sono già allo studio da parte del governo, ma ancora non si vedono risultati apprezzabili. Ci auguriamo di vederli presto.      

La Corrente del Golfo

È un brano del libro (ebook) “Il Clima e l’Ambiente”, di Alfio Giuffrida, disponibile su Amazon ( http://t.co/L1oZOWLK ). Fa parte del Verismo Interattivo, il nuovo genere letterario introdotto dall’autore, che consiste nell’inserire, all’interno del testo, degli argomenti culturali e di attualità che il lettore può approfondire partecipando al Forum sul sito http://www.alfiogiuffrida.com/Forum.aspx . In questo libro gli argomenti trattati sono: Il Diluvio Universale (è realmente accaduto oppure è stata una punizione divina?). I Medicane (uragani nel Mediterraneo, sono possibili?). Il Telelavoro (è possibile lavorare da casa?). Il clima di città (la presenza dell’uomo modifica il clima di una regione?), .. e molti altri.


Il funzionamento della Corrente del Golfo, tuttavia, è alquanto delicato. È sufficiente una piccola variazione del flusso nelle zone tropicali a generare una grande variazione di temperatura nelle zone attorno al circolo polare. Durante il suo percorso iniziale, questa massa di acqua calda viaggia in superficie, perché è più leggera di quella fredda degli abissi. Man mano che si sposta verso nord, evapora e diventa sempre più salata e pesante finché, giunta alla latitudine della Scandinavia, diventa più pesante dell’acqua superficiale del mare, la quale, sebbene più fredda, è anche meno salata, per cui, in totale, risulta più leggera dell’acqua della corrente che arriva da sud. Questo incontro provoca un rallentamento della corrente, dopodiché l’acqua calda e salata si inabissa cominciando, in profondità, il viaggio di ritorno verso i tropici.
Supponiamo adesso che, per un motivo qualsiasi, il flusso di acqua calda ai tropici possa diminuire oppure, all’incontrario, il flusso di acque dolci, provenienti dallo scioglimento dei ghiacci polari, possa aumentare. In questo caso è facile intuire che le due masse si incontrerebbero più a sud e la Corrente del Golfo si fermerebbe prima. La conseguenza è che il suo apporto di calore alle regioni nord europee diminuirebbe, provocando un abbassamento delle temperature in regioni tipo l’Irlanda e, quindi, un cambiamento climatico in tutta l’Europa.

L’impatto climatico è amplificato dal fatto che, alle nostre latitudini, i venti prevalenti sono da ovest, per cui la massa d’aria che arriva sul nostro continente, attraversando l’Oceano Atlantico che è riscaldato dalla corrente del golfo, è più calda di quella che interessa le coste del Labrador, che si trova alla stessa latitudine dall’altra parte dell’oceano. Per questo motivo l’Europa ha inverni più miti di quelli canadesi.

Il Diluvio Universale

È un brano del libro (ebook) “Il Clima e l’Ambiente”, di Alfio Giuffrida, disponibile su Amazon ( http://t.co/L1oZOWLK ). Fa parte del Verismo Interattivo, il nuovo genere letterario introdotto dall’autore, che consiste nell’inserire, all’interno del testo, degli argomenti culturali e di attualità che il lettore può approfondire partecipando al Forum sul sito http://www.alfiogiuffrida.com/Forum.aspx . In questo libro gli argomenti trattati sono: Il Diluvio Universale (è realmente accaduto oppure è stata una punizione divina?). I Medicane (uragani nel Mediterraneo, sono possibili?). Il Telelavoro (è possibile lavorare da casa?). Il clima di città (la presenza dell’uomo modifica il clima di una regione?), .. e molti altri.


Secondo l’egittologo Antonio Crasto, che ha dedicato ampio spazio alle catastrofi che hanno colpito l’antico Egitto e il mondo intero (vedi  http://www.ugiat-antoniocrasto.it/  ), il periodo più probabile per l’evento citato dalla Bibbia, dovrebbe essere quello del 5500 a.C..
Sappiamo che in età preistorica, quello che ora si chiama Mar Nero, era un grande lago di acqua dolce, separato dal mare da una sottile striscia di terra (Il Bosforo) attorno al quale esisteva già una civiltà abbastanza numerosa, per cui il numero delle vittime deve essere stato molto elevato. Piogge abbondanti su tutta la zona del Mediterraneo orientale determinarono un innalzamento del livello del mare e questa spinta fratturò la diga naturale del Bosforo e provocò l'inondazione del lago e il suo collegamento al mare. Nel Mar Nero occidentale, sono state scoperte tracce di città distrutte da eventi alluvionali e il tutto è databile proprio intorno al 5500 a.C.

Inizialmente i ricercatori hanno ipotizzato che l'invasione marina sia stata rapida e che abbia provocato un'onda talmente alta da sollevare le barche e le navi dei siti della costa orientale fino a portarle in cima alle montagne (mito dell'arca sull'Ararat). In realtà sembra che la frattura della diga sia stata graduale e che il lago si sia riempito lentamente, dando così tempo per una fuga delle popolazioni che abitavano le vecchie coste. La vicinanza della Mesopotamia lascia intendere che fu proprio questa catastrofe a impressionare le antiche civiltà (sumera ed egizia), che vivevano, in termine di tempo e spazio, nella stessa zona della Terra, portandole a descrivere l'evento attraverso i loro personaggi mitologici, rispettivamente Gilgamesh e Osiride.
La teoria descritta da Crasto è in accordo con quella dei due geofisici americani, William Ryan e Walter Pitman (http://it.wikipedia.org/wiki/Inondazione_preistorica_del_Mar_Nero) secondo cui l’evento potrebbe essersi verificato nel Mar Nero, tra 8.500 e 5.550 anni a.C., non tanto a causa di piogge alluvionali, ma come conseguenza dell’innalzamento del livello del Mar Mediterraneo.
Vista l’entità veramente universale del fenomeno, è possibile tuttavia formulare una ipotesi del tutto diversa; forse si è trattato di un cataclisma di proporzioni ancora più ampie che, oltre a forti piogge, ha compreso altri eventi naturali come terremoti, maremoti, sollevamenti e abbassamenti della crosta terrestre che, tutti insieme, hanno provocato una serie di enormi inondazioni sul nostro pianeta.
Secondo fonti diverse da quella già accennata, sembra che la trasformazione del Mar Nero in un vero e proprio mare, sia avvenuta in un periodo antecedente al 5500 a.C., diciamo tra  dodicimila e ottomila anni fa.
Secondo alcuni scienziati (http://cronologia.leonardo.it/mondo05a.htm già citato),  l'ultimo spostamento accertato dell'asse terrestre, che sarebbe stato la conseguenza della caduta di un enorme asteroide proprio in quel lago, che si è verificato tra 13.000 e 10.000 anni fa, provocando una tracimazione dell’acqua contenuta in esso, in modo simile a quanto avvenne il 9 Ottobre 1963 a Longarone, ai piedi della diga del Vajont.
Facendo un rapido confronto, i due periodi si sovrappongono per qualche migliaio di anni, per cui le due date sono compatibili. Quindi, pur restando nel campo delle ipotesi, è possibile supporre che si sia trattato dello stesso evento, generato dalla caduta di un asteroide e protrattosi per alcuni mesi con enormi sconvolgimenti della crosta terrestre in quella zona. In questo modo la data del Diluvio Universale verrebbe spostata indietro di qualche millennio, andando a coincidere con lo strato più spesso di argilla scoperto da Wolley.

Altre notizie sul Diluvio Universale si trovano su “Manuale di Meteorologia”, di Alfio Giuffrida e Girolamo Sansosti [3].

Il Clima e l'Ambiente, di Alfio Giuffrida


Premessa



In qualsiasi nazione del mondo, l’argomento di cui si parla più diffusamente è il tempo: sia per chiedere se oggi è bello o brutto e come sarà domani, sia con la solita domanda della mamma al figlio lontano: com’è da te il tempo, fa freddo?

In questo breve saggio vedremo anzitutto che cosa si intende per climatologia, come è nata questa scienza che, al giorno d’oggi, è sulla bocca di tutti. Daremo una spiegazione degli eventi meteorologici che hanno lasciato il segno nell’ambiente terrestre, come il Diluvio Universale o gli sconvolgimenti che hanno determinato la scomparsa dei dinosauri. Parleremo delle ere geologiche, delle glaciazioni e dei periodi caldi interglaciali.

Vedremo poi che alla fine del medio Evo la gente si copriva di più rispetto ai giorni nostri, non solo per i costumi più severi, ma anche perché ...faceva più freddo. Analizzeremo un po’ più in dettaglio le variazioni climatiche che si sono verificate più recentemente, diciamo da quando è iniziata l’industrializzazione.

Parleremo del riscaldamento globale, che da alcuni decenni si sta verificando con un ritmo sempre crescente. Della “tropicalizzazione” e dell’effetto serra, generato sia dalle attività umane, sia dai fenomeni naturali, come le eruzioni vulcaniche. Daremo un cenno di uno strano risvolto che potrebbe essere causato dallo scioglimento dei ghiacci polari: quello di fermare la “Corrente del Golfo" con conseguente raffreddamento delle coste europee e infine, dei “cicloni” che, sempre più frequentemente, si affacciano sul Mediterraneo.

Analizzeremo gli elementi che caratterizzano il clima: la temperatura, primo parametro di effetto diretto sugli esseri viventi, le piogge sia come quantità che come distribuzione nei periodi dell’anno e poi il vento, di cui daremo solo un cenno. Capiremo perché alcune regioni sulla terra sono dette anecumeniche, ovvero dove le condizioni di vita sono ritenute impossibili. Eppure alcune persone ci vivono perché sono degli scienziati della missione Antartide, perché si sono arruolati nella Legione Straniera o ... perché ce li hanno mandati in un gulag.

Vedremo la distribuzione dei climi sulla terra e la Classificazione climatica di Köppen, che ne fornisce una panoramica completa. Parleremo quindi del clima focalizzando il rapporto con l’uomo e le condizioni favorevoli ad una vita sana e confortevole. Capiremo come i parametri climatici influiscono, con agi e disagi, sul nostro modo di vivere. L’influenza delle metropoli, l’azione degli edifici sull’assorbimento dei raggi solari e il modo in cui sono riusciti a condizionare la vita dell’uomo.
Concluderemo con le azioni che possiamo svolgere per migliorare la salubrità del nostro ambiente, dalle più semplici a quelle che sono più difficili da realizzare, perché comporterebbero delle gravi ripercussioni sul tenore di vita che ormai abbiamo acquisito e al quale è difficile rinunciare.