lunedì 7 dicembre 2015

Paolo Arigotti alla manifestazione “Più libri, più liberi” 2015

Paolo Arigotti è un giovane che ha studiato molto e, fra le sue tante professioni, sta provando anche quella dello “Scrittore”.

Il suo libro “Un triangolo rosa”, si riferisce al simbolo di stoffa che dovevano indossare gli internati per omosessualità nei campi di concentramento nazisti. Un argomento duro da affrontare e da raccontare. Eppure nel suo libro, così come nella manifestazione “Più libri, più liberi”, lui lo ha fatto con professionalità e delicatezza.

Gli era a fianco il Prof. Francesco Gnerre, insigne studioso, che ha pubblicato numerosi saggi su “Il personaggio omosessuale nella narrativa italiana contemporanea”. Un “consulente” di grande riguardo che, nella presentazione, ha sottolineato alcuni dei temi affrontati nel libro.

Primo fra tutti l’Ipocrisia della Chiesa nei confronti dell’omosessualità. Nel libro un Cardinale dimostra benevolenza verso questa categoria di persone, purché “con discrezione”!. Ovvero: “Puoi esserlo, purché nessuno lo sappia, almeno ufficialmente.”

L’Ipocrisia (che io scrivo sempre con la I maiuscola) è il tema dominante del Verismo Interattivo, il nuovo genere letterario che consiste nell’inserire, nel testo dei romanzi, degli argomenti di carattere sociale che poi possono essere discussi e approfonditi in appositi “Forum”, come ad esempio http://www.alfiogiuffrida.com/Forum.aspx  dove l’Ipocrisia ed altri problematiche simili sono ampiamente trattate. Il sito vuole essere un punto di incontro tra lettori ed autori.

Il libro “Un triangolo rosa” parla anche della condizione in cui erano costretti a “sopravvivere” gli internati nei campi di concentramento nazisti.

Un altro argomento che ci accomuna e che io ho affrontato nel libro “La danza dello Sciamano” in cui un professore ebreo ed uno sciamano siberiano sono entrambi prigionieri ad Auschwitz. Nel mio libro ho narrato, pur con discrezione per non sconvolgere il lettore, fatti terribili, che mi sono stati personalmente raccontati da mio padre, il quale ha passato due anni come prigioniero di guerra nello stammlager di Stegelitz, vicino Berlino.

Chi vuole approfondire l’argomento può scrivere un commento nella discussione “LIBRI - La danza dello Sciamano. Ovvero: Il conflitto tra i popoli”, presente nel forum già menzionato.

Sullo stesso sito  http://www.alfiogiuffrida.com/  , nella pagina “Articoli”, si trovano alcuni brani del libro “Un triangolo rosa”.

giovedì 3 dicembre 2015

“Il Clima e l’Ambiente” di Alfio Giuffrida - Il Diluvio Universale


È un brano del libro:  “Il Clima e l’Ambiente” di Alfio Giuffrida
Si trova on line: http://t.co/L1oZOWLK  costo = 2,99 euro 
I libri di Alfio Giuffrida fanno parte del filone letterario  VERISMO INTERATTIVO, in cui il lettore può diventare “Protagonista” del saggio commentando le discussioni aperte nel FORUM di questo  sito, sui vari argomenti di attualità inseriti nel testo.

Tra gli eventi meteorologici di rilievo che si sono verificati nel passato, il Diluvio Universale  merita un particolare interesse, sia per l’importanza e la vastità che esso ha avuto, sia perché è stato narrato da persone diverse ma con le stesse caratteristiche, sia per il suo significato mistico, come è scritto nel più importante dei libri: la Bibbia, dove il Diluvio è inteso non tanto come un evento meteorologico, ma come una “punizione divina”, destinata ad annientare l’umanità che si era macchiata di gravi peccati.
Il primo libro della Bibbia, la Genesi, [2] descrive nei minimi particolari il diluvio e spiega come esso sia stato mandato dal Signore per punire la “corruzione umana”. Il versetto 6.13 dice: “Allora Dio disse a Noè: Mi son deciso, la fine di tutti i mortali è arrivata …” e continua (versetto 7.11): “nell’anno seicentesimo della vita di Noè, nel secondo mese, nel diciassettesimo giorno … le cataratte del cielo si aprirono”.
Già, proprio il giorno diciassette segna l’inizio del Diluvio Universale, questo, secondo l’opinione più accreditata, è il motivo per cui, nella cultura mediterranea, il numero 17 porta sfortuna.
Sempre dalla Bibbia leggiamo (versetto 7.17) che “Il diluvio venne sopra la Terra per quaranta giorni …. Così fu sterminata ogni creatura esistente sulla faccia del suolo”. Ma se le piogge durarono incessantemente per quaranta giorni, le acque coprirono completamente la Terra per ben cinque mesi, come racconta ancora la Bibbia e fu solo alla fine del settimo mese di alluvione che “apparirono le vette dei monti” e Noè (versetto 8.10) “ rilasciò la colomba fuori dall’arca e …. tornò con una foglia di ulivo …”.
Sappiamo inoltre che nel 2350 a.C. in Mesopotamia, Re Sargon nel costruire il suo palazzo reale a Ninive realizzò una immensa  biblioteca di tavolette di argilla. Essa tuttavia andò quasi tutta distrutta e quel poco che rimase fu sepolta dalla sabbia.
Grazie agli scavi effettuati in tempi recenti, tra le 10.000 tavolette (oggi visibili al Louvre di Parigi e in altri musei) gli archeologi hanno recuperato il Poema di Gilgamesh, che narra di un eroe che può essere paragonato ad Ulisse, anch’egli celebre per i suoi viaggi nelle terre allora conosciute.
Durante uno di questi lunghi viaggi Gilgamesh incontra un vegliardo scampato al diluvio universale perché, allo stesso modo di Noè, si era costruito un’arca. Il poema quindi, scritto secondo i ricordi sumerici, costituisce la controparte del racconto biblico del diluvio, in lingua babilonese e assira.
Ma se la Mesopotamia è geograficamente vicina a Israele, sede principale dei racconti biblici, ci sono altre leggende, provenienti da civiltà lontane, che raccontano una storia collegata al Diluvio. Noè, secondo la Genesi biblica, era uno dei patriarchi: personaggi che hanno raggiunto un'età straordinaria, famosi per essere i discendenti di una misteriosa razza di Giganti. Secondo il calendario Maya noi viviamo un "giorno galattico", suddiviso in cinque Ere. La terza di queste, detta Era del Fuoco, è finita nell'anno 8238 avanti Cristo a causa di un "Grande Diluvio", in cui un uomo (guarda caso un gigante) riesce a salvare l’umanità rinchiudendo gli animali in una Arca per farli sopravvivere all'ira degli Dei
Racconti di Diluvi Universali sono presenti in ogni cultura e ad ogni latitudine del pianeta. In tutte le mitologie compare tuttavia un binomismo tra evento meteorologico e punizione divina. Questo può dipendere dal fatto che, nel subconscio umano, il Diluvio rappresenta la “più grande catastrofe possibile”, la più temuta, quella che Dio potrebbe mandare sulla Terra per estinguere il genere umano.
Al di la della narrazione Biblica, la pianura della Mesopotamia da sempre è effettivamente soggetta a grandi alluvioni, che possono essere causate sia da piogge torrenziali, sia dall’improvviso scioglimento, in primavera, delle nevi che si formano abbondanti sui rilievi del Caucaso.
 

“La danza dello sciamano” – Le esperienze pre morte

È un brano del libro: “La danza dello sciamano” di Alfio Giuffrida
Si trova in libreria oppure on line:
http://www.booksprintedizioni.it/libro/romanzo/la-danza-dello-sciamano I libri di Alfio Giuffrida fanno parte del filone letterario  VERISMO INTERATTIVO, in cui il lettore può diventare “Protagonista” del romanzo commentando le discussioni aperte nel FORUM di questo sito, sui vari argomenti di attualità inseriti nel testo.

Laura raccontò subito al fidanzato di uno strano sogno che aveva fatto nelle ore in cui era ancora sotto anestesia.
 «Sentivo di muovermi con estrema rapidità lungo una galleria buia, con alla fine un immenso chiarore. Camminavo sulle mani e sui piedi, come un animale a quattro zampe, sospinta dal desiderio di raggiungere quella luce che avevo davanti a me  e che diventava sempre più vivida fino a raggiungere uno splendore sovrumano.»
 Alex la ascoltò assorto e preoccupato. Quel discorso del tunnel buio, con in fondo una luce, era lo stesso che aveva sentito più volte, raccontato da alcuni piloti militari che, in seguito a qualche incidente, si erano trovati in una situazione di “pre morte”.
La accarezzò con dolcezza, conscio del pericolo che la sua fidanzata aveva corso e speranzoso che adesso, finalmente, la sua salute andasse solo a migliorare. Lei ricambiò la carezza, poi riprese il suo racconto.

«Era una luce che non aveva una fonte ben precisa, era sparsa in tutto l’ambiente. Tuttavia era di un'indescrivibile luminosità, ma che non abbagliava, né mi impediva di vedere le altre cose.
Giunta in prossimità della fine del tunnel, improvvisamente mi resi conto di essere uscita dal mio stesso corpo e di vederlo dietro di me, in lontananza, come se io fossi soltanto uno spettatore. 
Tutto accadeva senza tempo, sembrava un istante ed al tempo stesso una eternità. Mentre ero fuori dal mio corpo ero davvero stupefatta da quanto mi stava accadendo. Non riuscivo a capire, ma tutto era reale. Vedevo con chiarezza il mio corpo separato da me e, nel mentre che io lo guardavo, esso si allontanava.
Improvvisamente accanto a me apparve mia madre. Ma non era in forma reale, bensì avvolta da una luce soffusa, che la rendeva simile a uno spirito di amore. In quella forma non avevo mai visto né mia madre né alcun altro essere umano.
In un attimo lei mi mostrò, come in un playback, gli avvenimenti più importanti della mia esistenza. Scorsero veloci, dalla mia nascita fino al momento dell’operazione. A quel punto mi trovai vicino ad una barriera, che sembrava rappresentare la divisione tra la vita terrena e un'altra vita.

Ero sopraffatta da intensi sentimenti di gioia, amore e pace. Mi sembrava di nuotare in un ambiente buio e gelido, eppure era pieno di luce. Mentre ero in quello spazio, sentivo soltanto calore e un immenso senso di benessere. Qualcosa che non avevo mai provato prima.
Ad un tratto mia madre si mise a correre verso di me, con le braccia tese in avanti e aperte, come per abbracciarmi forte a se.
Ma giunta sul mio corpo lo attraversò come se fosse uno spettro ed andò oltre, corse ad abbracciare un uomo senza volto che stava dietro di me e che io non avevo notato prima. Le due anime si strinsero come due ombre che si compenetrano, pur restando divise.
Poi entrambi mi guardarono e mi salutarono aprendo la bocca, come per dire delle parole, ma non dissero nulla. Quindi si voltarono indietro, si presero per mano e si avviarono, abbracciati insieme verso un’altra direzione, dove c’era un’altra sorgente di luce, che si ingigantiva sempre di più.

Io rimasi sola a guardarli, ma in quel frattempo mi sentii risucchiata nel tunnel da cui ero arrivata, mentre la luce che avevo sempre davanti a me diventava sempre più lontana.
Poi ad un tratto mi svegliai, aprii gli occhi e vidi ……

domenica 25 ottobre 2015

Come leggere un ebook


Viaggiando in aereo, capita spesso di vedere delle persone intente a leggere qualcosa su un tablet o sul telefonino, ma ormai può capitarvi di vedere la stessa scena con persone su un autobus o in fila alla posta. Cosa fanno? Leggono un libro! O meglio un ebook, cioè un libro digitale. È un modo molto comodo di leggere perché potete ingrandire i caratteri come vi pare, mettere dei segnalibri per ritrovare il punto dove avente interrotto e poi ….. lo avete sempre dietro, decine di libri sempre a portata di mano che potete leggere quando e come volete.

Come leggere un ebook? È facile:

1 Sullo smartphone (o tablet o PC) scaricate l’applicazione “Kindle” (Amazon mobile LLC) da “Play Store”, è sempre gratuito. Il gioco è fatto: troverete sul display l’icona di Kindle (Scritta su campo nero, con sotto una immagine blu con un bambino che legge sotto un albero).

2 Cliccando sull’icona siamo già in AMAZON, un enorme negozio che vende migliaia di prodotti, tra cui libri. Dobbiamo però iscriverci, per questo il sistema richiede di creare un account amazon (esattamente come una email, tramite una ID, che può essere anche il numero di telefono e una password).

3 Mettete adesso nella barra in alto (cerca) “libri” e apparirà una serie di volumi scelti dal team amazon, oppure mettete il nome di un autore e vi appariranno i libri di quell’autore.

4 Per acquistare un libro serve fornire il numero di una carta di credito (va bene anche la carta postepay prepagata) completa di data di scadenza. Appena fatto, il sistema chiede un numero di telefono (o una email), su cui scaricare i libri (ebook) acquistati. Un minuto dopo potete iniziare a leggerlo.
 
UN CONSIGLIO: scrivete nella riga in alto: “Libri Alfio Giuffrida” appariranno tutti i libri di Alfio Giuffrida. Per iniziare io vi consiglio di scegliere “Il Clima e l’Ambiente” (costa solo 2,99 euro), un breve saggio che vi dice quando è effettivamente avvenuto il Diluvio Universale, i fattori che sono causa del riscaldamento ambientale e gli effetti (stress) che esso provoca sulla nostra salute. Il “clima di città”, molto diverso da quello rurale, il “Telelavoro” un modo intelligente di sfruttare la rete internet per risolvere i problemi del traffico e il lavoro delle donne e delle persone diversamente abili e tante, tante altre curiosità

venerdì 25 settembre 2015

Temperature estreme registrate sulla Terra.

È un brano del libro (ebook) “Il Clima e l’Ambiente”, di Alfio Giuffrida, disponibile su Amazon ( http://t.co/L1oZOWLK ). Fa parte del Verismo Interattivo, il nuovo genere letterario introdotto dall’autore, che consiste nell’inserire, all’interno del testo, degli argomenti culturali e di attualità che il lettore può approfondire partecipando al Forum sul sito http://www.alfiogiuffrida.com/Forum.aspx . In questo libro gli argomenti trattati sono: Il Diluvio Universale (è realmente accaduto oppure è stata una punizione divina?). I Medicane (uragani nel Mediterraneo, sono possibili?). Il Telelavoro (è possibile lavorare da casa?). Il clima di città (la presenza dell’uomo modifica il clima di una regione?), .. e molti altri.


Nella seguente tabella si riportano alcuni valori estremi di temperature, su tutta la Terra, raccolti da stazioni meteorologiche ufficiali [7]


VALORI ESTREMI DELLA TEMPERATURA MASSIMA
LOCALITA'
Altitud. (m)
DATA  
T (°C)
El Azizia,               Libia
112
13/09/1922
57.8
Death Valley, California – USA
-54
10/07/1913
56.7
Tirat Tsvi, Israele
-220
22/06/1942
53.9
Cloncurry, Queensland - Australia
190
16/01/1889
53.3
Seville, Spagna
8
04/08/1881
50.0

VALORI ESTREMI DELLA TEMPERATURA MINIMA
LOCALITA'
Altitud. (m)
DATA  
T (°C)
Vostok, Antartide
3421
21/07/1983
-89.4
Oimekon, Russia
800
06/02/1933
-67.8
Verkhoyansk, Russia
107
07/02/1892
-67.8
Northice, Groenlandia
2344
09/01/1954
-66.1
Snag, Yukon, Canada
646
03/02/1947
-63.0

Se esaminiamo questi valori ci accorgiamo come la località dove si è verificata la massima temperatura sulla Terra non si trova sotto l’equatore, come in un primo momento ci si potrebbe aspettare, ma ad una latitudine addirittura al di sopra del tropico del Cancro.
Questo ci conferma che il fattore più importante è principalmente la continentalità di un posto, ovvero la capacità del terreno di accumulare il calore fornito dai raggi solari. Questa capacità è elevata per i terreni rocciosi o sabbiosi ed in particolare per quelli dove non c’è vegetazione, come il deserto.
Al secondo e terzo posto troviamo invece due località situate sempre in zone desertiche, ma ad una quota sotto il livello del mare. Avviene infatti che, quando l’aria si muove dalle alte quote dell’atmosfera verso il suolo, passa da una pressione piuttosto bassa ad una pressione sempre più elevata, per cui si comprime senza scambiare calore con altri corpi. Per un principio fisico, un qualsiasi gas, come ad esempio l’aria, che si comprime “adiabaticamente”, ovvero senza scambiare calore con l’ambiente esterno, si riscalda. Infatti le località poste al di sotto del livello del mare sono soggette ad una temperatura più elevata di quelle poste ad una certa altezza.
Il quinto valore più alto di temperatura è stato invece registrato in una città; certo non e facile vivere e muoversi in città con una temperatura di 50 gradi, tuttavia vedremo, nel capitolo dedicato alla climatologia urbana, che le condizioni di disagio non dipendono solamente dalla temperatura, ma anche dall’umidità relativa e dal vento.


Fig. 6 - Temperature estreme

Riguardo le località più fredde, diamo per scontato il valore di Vostok che si trova in Antartide, in una zona continentale e, soprattutto, vicina al polo (sud). Inoltre bisogna considerare che la stazione di Vostok si trova ad una altitudine di oltre 3.400 metri.
Il secondo e terzo posto spettano invece a Oimekon e Verkhoyansk, che si trovano nella stessa regione della Siberia: la Yakuzia, abitata da circa un milione di abitanti di varie nazionalità. Essi sono concentrati nella città di Yakutsk, la capitale, con circa 250.000 abitanti e in una decina di centri minori, tra cui Verkhoyansk, a circa 100 metri sul livello del mare, da molti definita “capitale del freddo”.
Nonostante ciò essa è abitata in modo permanente da circa 1.500 abitanti (in costante diminuzione negli ultimi anni). Come curiosità possiamo dire che essa è stata fondata nel 1638, quando sicuramente i mezzi di riscaldamento erano ben diversi da quelli di adesso, come un luogo di esilio politico e come tale è stata utilizzata fino al 1917 [8].
Se vogliamo capire il perché di questo “polo del freddo”, dobbiamo pensare alla estrema continentalità della zona e non alla sua latitudine, Oimekon e Verkhoyansk si trovano infatti ad una latitudine attorno al circolo polare artico, mentre esistono numerose città situate ad una latitudine a nord di essa, eppure hanno temperature sia medie che estreme, ben più alte di esse.

Questo ci dice come la lontananza dal mare, che ha un elevato potere termoregolatore e la mancanza di vegetazione, che facilita la perdita di calore per irraggiamento, rendano gran parte di quella regione una zona “anecumenica”, cioè impossibilitata a ospitare forme permanenti di vita.

Il Telelavoro

È un brano del libro (ebook) “Il Clima e l’Ambiente”, di Alfio Giuffrida, disponibile su Amazon ( http://t.co/L1oZOWLK ). Fa parte del Verismo Interattivo, il nuovo genere letterario introdotto dall’autore, che consiste nell’inserire, all’interno del testo, degli argomenti culturali e di attualità che il lettore può approfondire partecipando al Forum sul sito http://www.alfiogiuffrida.com/Forum.aspx . In questo libro gli argomenti trattati sono: Il Diluvio Universale (è realmente accaduto oppure è stata una punizione divina?). I Medicane (uragani nel Mediterraneo, sono possibili?). Il Telelavoro (è possibile lavorare da casa?). Il clima di città (la presenza dell’uomo modifica il clima di una regione?), .. e molti altri.


Una conseguenza dell’isola di calore, che una grande metropoli introduce nel microclima di una regione, è sicuramente lo stress indotto sull’organismo umano dal repentino passaggio tra climi diversi che facciamo ogni mattina spostandoci tra zone con climi diversi, soprattutto per chi vive nei quartieri residenziali, ai bordi della città e lavora in centro.
Per fare un esempio chiaro, una persona che vive in un’area rurale e raggiunge il suo ufficio al centro città in trenta minuti, ogni giorno sottopone il suo organismo a veloci variazioni climatiche.
Supponiamo di essere in inverno: si alza in un clima riscaldato, proprio degli ambienti domestici, esce in un ambiente freddo e ventilato, rimane mezz’ora in macchina, in un ambiente caldo e chiuso. Esce per pochi minuti all’aria fredda e poi si ritrova per alcune ore nell’ambiente riscaldato e povero di umidità, proprio degli uffici. A fine lavoro esegue gli stessi adeguamenti climatici in senso inverso e la sera, se ritorna in città per qualche motivo, affronta nuovamente gli stessi percorsi. In estate, a causa dei condizionatori d’aria negli ambienti chiusi, le variazioni climatiche sono inverse, ma di entità anche maggiori.

Questi sbalzi di temperatura sicuramente non fanno bene alla salute. Il problema è stato evidenziato in forma esasperata durante le Olimpiadi di Atlanta, negli USA, dove molti atleti si lamentarono che l’aria condizionata, negli autobus che usavano per andare dagli alloggi agli stadi, era troppo forte e procurava loro dei fastidi.
E allora? Dobbiamo scegliere se soffrire in città o vivere in campagna adattandoci al solo lavoro di contadino? Certo le due soluzioni estreme non sono accattivanti, tuttavia si stanno studiando una serie di compromessi per risolvere il problema. Uno di questi sarebbe quello del “telelavoro”.
Questa idea è stata studiata negli Stati Uniti, per risolvere il drastico calo di rendimento che statisticamente si è notato nelle giornate particolarmente afose. Inizialmente era stata presa in considerazione la possibilità di lasciare a casa i dipendenti (retribuiti ma senza l’obbligo di venire in ufficio e prestare la propria opera) per il fatto che erano aumentati i casi di malattie della respirazione che avvenivano negli uffici non dotati di aria condizionata, con gravi esborsi di risarcimento ai dipendenti da parte delle società. In altri casi si era notato che, pur spendendo molto per dotare gli uffici di potenti condizionatori e tenerli accesi, il calo di rendimento nelle giornata di afa intensa era inevitabile, per cui era preferibile dotare gli uffici di impianti meno potenti e lasciare a casa i dipendenti nei pochi casi in cui la “temperatura di effetto” era superiore ad una certa soglia. La temperatura di effetto è un nuovo parametro fisico, ottenuto da una formula in cui entrano in gioco la temperatura, l’umidità relativa ed il vento, che rende conto del disagio fisico al quale è sottoposto il nostro organismo quando il valore della temperatura di effetto supera una certa soglia.
Non esiste ancora una formula unica per il calcolo della temperatura di effetto. Per adesso possiamo adoperare uno degli ”Heat Index”, come ad esempio l’indice “Humidex” visto nel capitolo precedente ed applicabile principalmente nel periodo estivo.

Tra i giornalisti il telelavoro è già una tecnica ben sperimentata ed usata, molti vivono in una città ed esercitano il loro lavoro in un’altra, inviando i loro articoli via email.
Una cosa veramente ben fatta sarebbe quella di poter applicare il telelavoro per i dipendenti pubblici. Questo tornerebbe molto utile non solo nei giorni di grande afa o di freddo intenso, ma sarebbe anche un modo per favorire il lavoro delle donne, che spesso sono costrette a stare a casa non tanto perché sono ammalate loro stesse, ma per accudire i loro bambini o familiari costretti a letto da qualche malattia, impossibilitando anche i genitori a recarsi al loro lavoro. Sarebbe ugualmente utile per alcuni portatori di handicap, che potrebbero svolgere normalmente utilissimi lavori restando a casa, mentre il fatto di dover andare in un ufficio li obbligherebbe a dei percorsi lunghi ed impegnativi, impedendo loro di avere un impiego, mentre con il telelavoro tutto ciò sarebbe possibile, con soddisfazione (economica e morale) loro ed con un indiscusso beneficio alla comunità.

In effetti dei progetti di legge su questo argomento sono già allo studio da parte del governo, ma ancora non si vedono risultati apprezzabili. Ci auguriamo di vederli presto.      

La Corrente del Golfo

È un brano del libro (ebook) “Il Clima e l’Ambiente”, di Alfio Giuffrida, disponibile su Amazon ( http://t.co/L1oZOWLK ). Fa parte del Verismo Interattivo, il nuovo genere letterario introdotto dall’autore, che consiste nell’inserire, all’interno del testo, degli argomenti culturali e di attualità che il lettore può approfondire partecipando al Forum sul sito http://www.alfiogiuffrida.com/Forum.aspx . In questo libro gli argomenti trattati sono: Il Diluvio Universale (è realmente accaduto oppure è stata una punizione divina?). I Medicane (uragani nel Mediterraneo, sono possibili?). Il Telelavoro (è possibile lavorare da casa?). Il clima di città (la presenza dell’uomo modifica il clima di una regione?), .. e molti altri.


Il funzionamento della Corrente del Golfo, tuttavia, è alquanto delicato. È sufficiente una piccola variazione del flusso nelle zone tropicali a generare una grande variazione di temperatura nelle zone attorno al circolo polare. Durante il suo percorso iniziale, questa massa di acqua calda viaggia in superficie, perché è più leggera di quella fredda degli abissi. Man mano che si sposta verso nord, evapora e diventa sempre più salata e pesante finché, giunta alla latitudine della Scandinavia, diventa più pesante dell’acqua superficiale del mare, la quale, sebbene più fredda, è anche meno salata, per cui, in totale, risulta più leggera dell’acqua della corrente che arriva da sud. Questo incontro provoca un rallentamento della corrente, dopodiché l’acqua calda e salata si inabissa cominciando, in profondità, il viaggio di ritorno verso i tropici.
Supponiamo adesso che, per un motivo qualsiasi, il flusso di acqua calda ai tropici possa diminuire oppure, all’incontrario, il flusso di acque dolci, provenienti dallo scioglimento dei ghiacci polari, possa aumentare. In questo caso è facile intuire che le due masse si incontrerebbero più a sud e la Corrente del Golfo si fermerebbe prima. La conseguenza è che il suo apporto di calore alle regioni nord europee diminuirebbe, provocando un abbassamento delle temperature in regioni tipo l’Irlanda e, quindi, un cambiamento climatico in tutta l’Europa.

L’impatto climatico è amplificato dal fatto che, alle nostre latitudini, i venti prevalenti sono da ovest, per cui la massa d’aria che arriva sul nostro continente, attraversando l’Oceano Atlantico che è riscaldato dalla corrente del golfo, è più calda di quella che interessa le coste del Labrador, che si trova alla stessa latitudine dall’altra parte dell’oceano. Per questo motivo l’Europa ha inverni più miti di quelli canadesi.

Il Diluvio Universale

È un brano del libro (ebook) “Il Clima e l’Ambiente”, di Alfio Giuffrida, disponibile su Amazon ( http://t.co/L1oZOWLK ). Fa parte del Verismo Interattivo, il nuovo genere letterario introdotto dall’autore, che consiste nell’inserire, all’interno del testo, degli argomenti culturali e di attualità che il lettore può approfondire partecipando al Forum sul sito http://www.alfiogiuffrida.com/Forum.aspx . In questo libro gli argomenti trattati sono: Il Diluvio Universale (è realmente accaduto oppure è stata una punizione divina?). I Medicane (uragani nel Mediterraneo, sono possibili?). Il Telelavoro (è possibile lavorare da casa?). Il clima di città (la presenza dell’uomo modifica il clima di una regione?), .. e molti altri.


Secondo l’egittologo Antonio Crasto, che ha dedicato ampio spazio alle catastrofi che hanno colpito l’antico Egitto e il mondo intero (vedi  http://www.ugiat-antoniocrasto.it/  ), il periodo più probabile per l’evento citato dalla Bibbia, dovrebbe essere quello del 5500 a.C..
Sappiamo che in età preistorica, quello che ora si chiama Mar Nero, era un grande lago di acqua dolce, separato dal mare da una sottile striscia di terra (Il Bosforo) attorno al quale esisteva già una civiltà abbastanza numerosa, per cui il numero delle vittime deve essere stato molto elevato. Piogge abbondanti su tutta la zona del Mediterraneo orientale determinarono un innalzamento del livello del mare e questa spinta fratturò la diga naturale del Bosforo e provocò l'inondazione del lago e il suo collegamento al mare. Nel Mar Nero occidentale, sono state scoperte tracce di città distrutte da eventi alluvionali e il tutto è databile proprio intorno al 5500 a.C.

Inizialmente i ricercatori hanno ipotizzato che l'invasione marina sia stata rapida e che abbia provocato un'onda talmente alta da sollevare le barche e le navi dei siti della costa orientale fino a portarle in cima alle montagne (mito dell'arca sull'Ararat). In realtà sembra che la frattura della diga sia stata graduale e che il lago si sia riempito lentamente, dando così tempo per una fuga delle popolazioni che abitavano le vecchie coste. La vicinanza della Mesopotamia lascia intendere che fu proprio questa catastrofe a impressionare le antiche civiltà (sumera ed egizia), che vivevano, in termine di tempo e spazio, nella stessa zona della Terra, portandole a descrivere l'evento attraverso i loro personaggi mitologici, rispettivamente Gilgamesh e Osiride.
La teoria descritta da Crasto è in accordo con quella dei due geofisici americani, William Ryan e Walter Pitman (http://it.wikipedia.org/wiki/Inondazione_preistorica_del_Mar_Nero) secondo cui l’evento potrebbe essersi verificato nel Mar Nero, tra 8.500 e 5.550 anni a.C., non tanto a causa di piogge alluvionali, ma come conseguenza dell’innalzamento del livello del Mar Mediterraneo.
Vista l’entità veramente universale del fenomeno, è possibile tuttavia formulare una ipotesi del tutto diversa; forse si è trattato di un cataclisma di proporzioni ancora più ampie che, oltre a forti piogge, ha compreso altri eventi naturali come terremoti, maremoti, sollevamenti e abbassamenti della crosta terrestre che, tutti insieme, hanno provocato una serie di enormi inondazioni sul nostro pianeta.
Secondo fonti diverse da quella già accennata, sembra che la trasformazione del Mar Nero in un vero e proprio mare, sia avvenuta in un periodo antecedente al 5500 a.C., diciamo tra  dodicimila e ottomila anni fa.
Secondo alcuni scienziati (http://cronologia.leonardo.it/mondo05a.htm già citato),  l'ultimo spostamento accertato dell'asse terrestre, che sarebbe stato la conseguenza della caduta di un enorme asteroide proprio in quel lago, che si è verificato tra 13.000 e 10.000 anni fa, provocando una tracimazione dell’acqua contenuta in esso, in modo simile a quanto avvenne il 9 Ottobre 1963 a Longarone, ai piedi della diga del Vajont.
Facendo un rapido confronto, i due periodi si sovrappongono per qualche migliaio di anni, per cui le due date sono compatibili. Quindi, pur restando nel campo delle ipotesi, è possibile supporre che si sia trattato dello stesso evento, generato dalla caduta di un asteroide e protrattosi per alcuni mesi con enormi sconvolgimenti della crosta terrestre in quella zona. In questo modo la data del Diluvio Universale verrebbe spostata indietro di qualche millennio, andando a coincidere con lo strato più spesso di argilla scoperto da Wolley.

Altre notizie sul Diluvio Universale si trovano su “Manuale di Meteorologia”, di Alfio Giuffrida e Girolamo Sansosti [3].

Il Clima e l'Ambiente, di Alfio Giuffrida


Premessa



In qualsiasi nazione del mondo, l’argomento di cui si parla più diffusamente è il tempo: sia per chiedere se oggi è bello o brutto e come sarà domani, sia con la solita domanda della mamma al figlio lontano: com’è da te il tempo, fa freddo?

In questo breve saggio vedremo anzitutto che cosa si intende per climatologia, come è nata questa scienza che, al giorno d’oggi, è sulla bocca di tutti. Daremo una spiegazione degli eventi meteorologici che hanno lasciato il segno nell’ambiente terrestre, come il Diluvio Universale o gli sconvolgimenti che hanno determinato la scomparsa dei dinosauri. Parleremo delle ere geologiche, delle glaciazioni e dei periodi caldi interglaciali.

Vedremo poi che alla fine del medio Evo la gente si copriva di più rispetto ai giorni nostri, non solo per i costumi più severi, ma anche perché ...faceva più freddo. Analizzeremo un po’ più in dettaglio le variazioni climatiche che si sono verificate più recentemente, diciamo da quando è iniziata l’industrializzazione.

Parleremo del riscaldamento globale, che da alcuni decenni si sta verificando con un ritmo sempre crescente. Della “tropicalizzazione” e dell’effetto serra, generato sia dalle attività umane, sia dai fenomeni naturali, come le eruzioni vulcaniche. Daremo un cenno di uno strano risvolto che potrebbe essere causato dallo scioglimento dei ghiacci polari: quello di fermare la “Corrente del Golfo" con conseguente raffreddamento delle coste europee e infine, dei “cicloni” che, sempre più frequentemente, si affacciano sul Mediterraneo.

Analizzeremo gli elementi che caratterizzano il clima: la temperatura, primo parametro di effetto diretto sugli esseri viventi, le piogge sia come quantità che come distribuzione nei periodi dell’anno e poi il vento, di cui daremo solo un cenno. Capiremo perché alcune regioni sulla terra sono dette anecumeniche, ovvero dove le condizioni di vita sono ritenute impossibili. Eppure alcune persone ci vivono perché sono degli scienziati della missione Antartide, perché si sono arruolati nella Legione Straniera o ... perché ce li hanno mandati in un gulag.

Vedremo la distribuzione dei climi sulla terra e la Classificazione climatica di Köppen, che ne fornisce una panoramica completa. Parleremo quindi del clima focalizzando il rapporto con l’uomo e le condizioni favorevoli ad una vita sana e confortevole. Capiremo come i parametri climatici influiscono, con agi e disagi, sul nostro modo di vivere. L’influenza delle metropoli, l’azione degli edifici sull’assorbimento dei raggi solari e il modo in cui sono riusciti a condizionare la vita dell’uomo.
Concluderemo con le azioni che possiamo svolgere per migliorare la salubrità del nostro ambiente, dalle più semplici a quelle che sono più difficili da realizzare, perché comporterebbero delle gravi ripercussioni sul tenore di vita che ormai abbiamo acquisito e al quale è difficile rinunciare.    

lunedì 18 maggio 2015

“La danza dello sciamano” – Il viaggio a Smolensk


È un brano del libro: “La danza dello sciamano” di Alfio Giuffrida

Si trova in libreria oppure on line:

http://www.booksprintedizioni.it/libro/romanzo/la-danza-dello-sciamano I libri di Alfio Giuffrida fanno parte del filone letterario  VERISMO INTERATTIVO, in cui il lettore può diventare “Protagonista” del romanzo commentando le discussioni aperte nel FORUM del sito  http://www.alfiogiuffrida.com/  ,sui vari argomenti di attualità inseriti nel testo.

 

Laura andò a Smolensk da sola. Quando atterrò all’aeroporto prese subito un taxi e si fece portare in centro. Si informò in più posti dove potesse essere la vecchia prigione, la cui costruzione risalisse a prima della seconda guerra mondiale e che poi era stata demolita, ma la risposta fu sempre negativa. Era molto difficile farsi capire a causa della lingua, il suo inglese serviva a poco con le persone che incontrava per strada o negli uffici pubblici. La gente sembrava sospettosa, chi era quella straniera che chiedeva di vecchie prigioni, di deportati polacchi fuggiti da Auschwitz e di tedeschi che avevano occupato le loro case e i loro luoghi pubblici? La maggior parte delle persone non sapevano e, chi sapeva, voleva solo dimenticare.

Girovagò un paio d’ore, guardava qualche albergo dove poter restare la notte, ma nessuno la attirava. Guardava il suo biglietto d’aereo per il ritorno a Roma, fissato per quella stessa sera. Se voleva approfondire davvero le sue ricerche, doveva decidersi in fretta. Per fare spostare la data del suo volo doveva tornare in aeroporto. Ma quella città non la attirava per nulla. Lei la vedeva ostile e qualsiasi edificio riusciva a ispirarle solo qualcosa di triste.

Prese un altro taxi e si fece portare dove era la Cattedrale dell’Assunzione, forse era quella la chiesa di cui aveva parlato Aldyr. Forse li avrebbe trovato qualcosa. Invece non c’era nulla che potesse ricordarle i pochi particolari descritti dallo sciamano. La cattedrale aveva effettivamente quattro torri campanarie, che coincidevano esattamente con quelle descritte nel racconto, ma questo non era un elemento sufficiente per dire che suo nonno fosse stato ucciso proprio in quel posto.

Di fronte alla chiesa vide un fioraio, comprò delle rose bianche e al centro della composizione fece mettere due rose gialle, una per suo nonno, l’altra per sua madre e una terza, rossa, per quello che, forse, era suo padre. Cercava un posto dove deporle, ma in quella piazza tutto le sembrava anonimo, non c’era nulla che potesse ricordare quell’atroce fatto di sangue che lei voleva commemorare. Vicino al portone d’ingresso della cattedrale c’era un uomo, molto anziano, che la guardava. Indossava abiti logori e ormai fuori moda. Dai vestiti sembrava un barbone, ma il suo aspetto era molto dignitoso, come di un uomo colto, rimasto indietro nel tempo.

Lei si avvicinò a lui, si sentiva osservata in modo strano. Poi gli chiese, in polacco, una lingua che lei conosceva abbastanza bene per averla sentita e parlata con sua madre quando era piccola, se conosceva il posto dove era la vecchia prigione di Smolensk. L’uomo rimase fermo, con lo sguardo fisso negli occhi di Laura. I suoi lineamenti, tuttavia, avevano qualcosa di familiare, sembrava molto diverso dalla gente del luogo. La guardava da un po’ mentre lei cercava un posto dove deporre quei fiori e forse si aspettava che lei si rivolgesse a lui per porgli proprio quella domanda.

Poi le rispose, in polacco, che la vecchia prigione era lontana dalla cattedrale, per arrivarci dovevano prendere un autobus, proprio quello che in quel momento si stava fermando davanti a loro. Il vecchio non rispose al fiume di domande che gli pose Laura, continuò a guardarla con interesse, ma in silenzio. Le indicò a gesti che cosa doveva fare. Salirono su quell’autobus e scesero alcune fermate dopo, in un quartiere di case popolari costruite nel dopoguerra.

«Qui sorgeva la vecchia prigione,» disse l’uomo con voce grave e cavernosa, come se rievocasse un triste passato che voleva dimenticare, «dove si erano insediati i tedeschi, al tempo della guerra. »

 «Tu sei polacco? » chiese Laura con insistenza, «c’eri anche tu quel giorno che fu ucciso mio nonno? Si chiamava Izaac Dabrowski, forse lo hai conosciuto? Hai scritto tu una lettera a mia madre?»

Il vecchio fece un grosso respiro, forse perché non riuscì a dire tutte quelle cose che la sua mente non aveva più la capacità di mettere in ordine. Ma in quel mentre una grossa lacrima bagnò il suo viso rugoso. Poi alzò la testa ed indicò un grande albero al centro di un piccolo parco, ricavato tra due file di case popolari. «Quell’albero,» disse, «era proprio al centro del cortile della vecchia prigione.»

Laura non lo aveva ancora notato. Corse verso quell’albero con il cuore in gola. Chissà cosa voleva trovare? Forse un’armonica? Ma ai piedi dell’albero non c’era nulla che potesse ricordarle suo nonno. Pensò allora alle parole con cui lo sciamano aveva descritto la scena che aveva visto attraverso le sbarre della cella. Anche in quel momento erano già nel tardo pomeriggio, per cui cercò di vedere dove fosse il sud e si spostò di una cinquantina di passi in quella direzione. La scena che le apparve era proprio quella descritta da Aldyr, l’albero proiettava una lunga ombra verso un anonimo edificio di case popolari, ma sopra di esso si scorgevano bene le quattro torri campanarie della Cattedrale dell’Assunzione.

Laura era pietrificata da mille sensazioni, spostò lo sguardo verso sinistra e vide che si scorgeva a malapena il vecchio  serbatoio dell’acqua della stazione ferroviaria. Era proprio quello il posto dove era stato ucciso suo nonno. E allora? Chi era quel vecchio che le aveva dato quelle indicazioni così esatte. Come faceva a sapere tutti quei particolari? Era uno dei tedeschi che avevano partecipato all’eccidio? O un altro polacco, che poi, chissà per quale motivo, aveva scritto una lettera a sua madre? O era proprio suo nonno, che si era salvato da quel colpo di pistola perché aveva qualche dote di immortalità? ….

 

 

“Chicco e il Cane” – Molly trova casa.


È un brano del libro: “Chicco e il Cane” di Alfio Giuffrida


I libri di Alfio Giuffrida fanno parte del filone letterario  VERISMO INTERATTIVO, in cui il lettore può diventare “Protagonista” del romanzo commentando le discussioni aperte nel FORUM del sito  http://www.alfiogiuffrida.com/   ,sui vari argomenti di attualità inseriti nel testo.

 

 

«Quando l’abbiamo vista per la prima volta, era in mezzo alla strada ed era di sera. La cagnetta era impaurita e infreddolita, si era parata davanti alla nostra auto e non sapeva se andare dall’altra parte della strada o tornare indietro.

Vincenzo, mio marito, si fermò per farla attraversare, ma in quel momento un’altra macchina ci sorpassò a forte velocità e per poco non la investì. L’autista che era alla guida dette una strombazzata assordante e fece un gestaccio col braccio a noi che ci eravamo fermati in mezzo alla strada. Il cane fece uno scatto e tornò indietro oltre il bordo della carreggiata, tra i cespugli. Stavamo per ripartire, ma subito lei ricomparve davanti alla macchina, con i suoi occhioni spalancati e pieni di paura. Vincenzo si fermò di nuovo e scese dalla macchina, mentre il cane rimase con gli occhi fissi sui fari accesi.

Mio marito le si avvicinò lentamente, lei muoveva un po’ il corpo, come per volersi allontanare, ma le sue zampette restavano fisse per terra. Tremava come una foglia esposta al vento. Lui la accarezzò e lei lo fissò negli occhi, era terrorizzata, ma aveva un estremo bisogno di aiuto e di affetto.

Scesi anche io con il mio bambino, che effettivamente ha qualche problema e fino ad allora non aveva mai mostrato alcuna manifestazione di affetto verso persone od animali. Ma in quel momento lui allungò la mano verso il cane per fargli una carezza. Io mi meravigliai enormemente di quel gesto, lo vidi quasi come un miracolo. Ma immediatamente dopo fui presa da una forte paura: cosa poteva accadere se il cane  lo avesse morso? Così afferrai la sua manina e la ritrassi, quindi risalii velocemente in macchina. Vincenzo accarezzò di nuovo la cagnetta che dette segno di calmarsi un po’ dal suo tremore. «La portiamo con noi?», mi chiese con rispetto, ma sicuro già di non ricevere nessuna risposta. Infatti io non dissi nulla.» Continuò Susanna, immersa nella rievocazione dei fatti del loro primo incontro con quel cane.  

«Ero preoccupata per le crisi asmatiche di Cristiano e sapevo che il cane con il suo pelo poteva accentuare la sua malattia, ma pensavo anche ad un’altra situazione che ci affliggeva ormai da tempo: Chicco stava abbastanza bene in salute, non piangeva molto, tutte le manifestazioni fisiche del suo corpo erano regolari, ma non parlava e non dava segno di interessarsi a nulla. Aveva quasi quattro anni, ma non aveva ancora detto la sua prima parola, neanche mamma o papà, non cercava di giocare con gli altri bambini, il suo unico svago erano i trillini che gli davamo, li teneva in mano con interesse, li faceva suonare per ore ed ore, poi li posava e non chiedeva altro.» Susanna fece una piccola pausa, pensando a quell’episodio che lei considerava ormai lontano nella propria mente, poi riprese, pensando al presente. 

«Questo suo modo di stare in silenzio e di non mostrare segni di interesse verso le altre persone o cose che gli stanno intorno, hanno fatto supporre a mio marito che potesse essere affetto da qualche grave malattia. Ma su questo argomento mio padre, parlando per esperienza, ci aveva sempre rassicurato che non era nulla di grave, che dovevamo aspettare ancora un po’ di tempo ed avrebbe iniziato a parlare e ad essere normale.

Ma noi, in effetti, non credevamo a ciò, eravamo seriamente preoccupati per quel suo ritardo e quel gesto che il bambino aveva fatto nel volere accarezzare il cane era stata una sorpresa gradita ed inaspettata, era la sua prima manifestazione spontanea di interesse verso un essere vivente.  Ciò mi riempì di gioia, ero felice ma allo stesso tempo spaventata e presa di paura. Non aveva mai accennato alcuna carezza né verso di me né verso il padre.

Quella mano tesa verso il cane aveva acceso in me una  speranza, ma  ero impreparata a giudicare il significato di quel gesto insperato da parte del mio bambino. Sapevo di essere troppo sconvolta per dare il contributo che spettava a me, per affrontare il grave problema che affliggeva la mia famiglia. Approfittavo della cultura di mio marito e della forte personalità di mio padre per chiudermi in me stessa, evitando di pensare e lasciando a mio marito ogni responsabilità e decisione.

Vincenzo invece prese in mano la situazione e, benché anche lui fosse sorpreso e titubante, fece cenno al cane di mettersi sul fianco destro della macchina, accompagnando il movimento con una carezza sul collo e il cane ubbidì. Poi prese il bambino dalle mie braccia e lo sistemò sul seggiolino fissato al sedile posteriore, quindi fece cenno alla cagnetta di salire in macchina e sistemarsi in basso, vicino alle mie gambe. Lei non ce la fece a salire da sola, forse era troppo stanca oppure solo spaventata.

Vincenzo dovette prenderla in braccio, le fece due coccole che la rassicurarono molto e lei smise di tremare. La depose a fianco alle mie gambe e lei si accovacciò nel minor spazio possibile. Se non avessimo saputo che era lì, non ci saremmo nemmeno accorti della sua presenza.»

Nel frattempo che Susanna parlava in modo così accorato, i due bambini cercavano di scrutarsi e di vincere a vicenda le loro paure. Milly vedeva che Chicco aveva una gran voglia di accarezzare il cane ed era disposta ad accontentarlo, ma aveva paura ad avvicinarsi a lui a causa dello scatto di terrore che il bimbo aveva fatto poco prima. Si era messa un po’ distante da lui tenendo stretta la sua cagnetta per il collo, in modo che l’altro non potesse più slacciare il guinzaglio dal collare. Tuttavia il resto del corpo del cane era libero di muoversi e il bambino, pur essendo tenuto saldamente dalla mamma, si allungava un po’ per arrivare al dorso del cane e fargli una piccola carezza.

Sentendosi toccata la cagnetta cercò lo sguardo di Milly, come per rassicurarsi che lei fosse d’accordo a quel gesto di affetto. La bambina interpretò quello sguardo come una manifestazione di paura, per cui accarezzò il suo cane nel volto e le sorrise, «Vedi che il bimbo non ti fa nulla di male», le disse con tono affettuoso, non avendo capito che la cagnetta conosceva già quel bambino e non aveva paura di essere toccata da lui, sapeva che molte volte, in passato, l’aveva accarezzata con affetto ed altre volte, non si sa perché, ma le aveva fatto del male tirandole fortemente qualche ciuffo di peli. Con quello sguardo Molly voleva solo il consenso della sua nuova padroncina per farsi toccare da quel bimbo un po’ strano. Ma la bambina era molto socievole e si rivolse a Chicco con un cenno si sorriso per fargli capire che lo aveva già perdonato di quel suo gesto iniziale, che aveva destato tanta rabbia sia a lei che alla sua mamma.

Susanna era afflitta quando parlava della malattia del suo bambino, ma in quel momento lo guardava con la coda dell’occhio ed era felice, perché egli aveva nuovamente accarezzato il cane con interesse, sotto gli occhi attenti di Milly che era ormai serena e sembrava voler giocare con lui, invitandolo più volte a chiamare in cane per nome. Anche Chicco era sereno, passava dolcemente la sua manina sul dorso della cagnetta guardando fissa la sua nuova amichetta, come per chiedere il permesso di poter continuare il suo gioco.

Sembravano sereni entrambi e questo aveva permesso a Susanna di parlare a lungo e raccontare la storia che aveva portato quella cagnetta nella loro famiglia, esprimendo anche le sensazioni che avevano avuto e le loro preoccupazioni per la salute del bambino. Cosa che sicuramente non avrebbe fatto se la sua mente non fosse stata addolcita nel vedere la mano del suo bimbo impegnata in una forma di gioco, qualunque esso fosse.

Tiziana invece osservava il comportamento di Chicco con timore. Era evidente che quel cane rappresentasse un aiuto per inserirlo a socializzare con gli altri bambini. Cosa avrebbe dovuto rispondere se le avessero chiesto di restituirglielo?

Chicco si sforzava anche di parlare, di dire quel nome che la bambina gli ripeteva con insistenza, incoraggiandolo a pronunciarlo. Aveva già detto un paio di volte «Moo. Moo. …» ma non riusciva ad andare oltre, era come se …….