lunedì 31 marzo 2014

QUI RAMSETH, PASSO E CHIUDO

In classifica È un libro della scrittrice Maria Pace. La prima edizione è del 1990 ed è stato adottato nelle Scuole Medie e nel Biennio Superiore, come libro di testo di narrativa italiana, ottenendo diversi riconoscimenti e ben sei edizioni. Per maggiori dettagli si rimanda al sito: http://www.mariellapace.altervista.org/
Il suo carattere storico-fantascientifico e gli spunti che esso fornisce per avvincenti discussioni lo avvicinano al filone letterario VERISMO INTERATTIVO, ed ai romanzi di Alfio Giuffrida.


INTRODUZIONE: Siamo nell’Antico Egitto – Nuovo Regno - XVIII Dinastia.
Emma e Ramseth sono due ragazzi  che comunicano attraverso un computer sperimentale, ma che sono separati da uno spazio di tempo di 3.500 anni.
Emma è una studentessa, figlia di uno scienziato che conduce  ricerche sulla Intelligenza Artificiale e Ramseth è un ragazzo dell’Antico Egitto, studente della “Casa della Vita”, la Scuola del Tempio di Ammon, a Tebe.
La teoria della relatività del tempo e dello spazio, la moderna ricerca scientifica, la misteriosa e inquietante storia del Faraone Thut-ank-Ammon, sono il filo conduttore di questa storia.
Al suo interno si snodano le fantastiche avventure di Ramseth, amico personale del Faraone e di Emma, ragazza del XXI secolo, che si intrecciano in un crescendo di emozionanti scoperte.
I due ragazzi si scambieranno motizie e conoscenze sulla propria epoca e faranno conoscere al lettore misteri ed enigmi che ancora oggi fanno discutere ricercatori e gente comune.
Due civiltà a confronto: l’epoca faraonica e l’epoca tecnologica.

 
CAPITOLO  I  -  OMIKRON
Era proprio un bel telescopio ed Emma corse sul balcone per vederlo; la sacca di jeans con i libri di scuola volò nella stanza e finì sul letto.
Poggiato su una base di legno, il telescopio puntava la canna della lente a specchio  contro il cielo e pareva aspettare solamente l’occhio umano per spiare remote distanze.
“E’ splendido! – esclamò, girandosi a guardare sua madre, che l’aveva raggiunta alle spalle – Non potevate farmi regalo più bello.”
Sedici anni, un po’  rotondetta, un musetto sbarazzino, Emma era una ragazza dinamica ed allegra. Aveva due splendidi occhi neri grandi e luminosi sotto un morbido caschetto che andava a posarsi sull spalle e che conferiva al suo volto un’espressione tipicamente romantica.
Emma aveva due grandi passioni: le stelle e il computer.
Passava mattinate intere in compagnia di Omikron, il suo computer, in una sfida eccitante e sempre più stimolante e serate intere dietro un cannocchiale puntato contro il cielo.
Si era anche iscritta ad una specie di club per appassionati di stelle ed era in contatto epistolare con riviste scientifiche astronomiche che, per la sua giovane età, l’avevano accettata come socio onorario.
Cercare “quel che di profondamente nascosto dietro le cose”, come diceva Einstein, ecco ciò che appassionava Emma e suo padre l’assecondava nella ricerca.
Il professor Curti era uno scienziato. Era un ricercatore nel campo della Intelligenza Artificiale e uno studioso, tra i più insigni d’Italia, della visione artificiale e della memorizzazione di una macchina.
I suoi progetti erano ambiziosi e competitivi come quelli americani e giapponesi.
“Ti prometto solennemente… - la ragazzina si portà la mano al petto – che per un mese intero laverò i piatti.”
 “Ah.ah.ah… - rise sua madre, poi, guardando l’orologio – Santo Cielo! Sono in ritardo. Devo correre all’aeroporto. L’aereo di tuo padre atterra tra meno di un’ora.”
 “Poso venire con te, mamma?”
“Certo! Ma credevo che ti saresti attaccata al tuo telescopio.” sorrise la donna.
Piera Curti era una donna moderna, dinamica, giovanile. Fisicamente Emma le somigliava moltisimo; fece una carezza a sua figlia poi si voltò per raggiungere la porta.
“Sono ansiosa di vedere papà. Ha sempr tante cose da raccontare quando torna dai suoi viaggi.” .....

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