mercoledì 19 marzo 2014

L’effetto serra e il deserto

In classifica L’energia di cui disponiamo sulla Terra proviene quasi totalmente dal Sole.
Poiché l'atmosfera esercita una funzione di schermo, non tutte le radiazioni che raggiungono il suo limite esterno riescono ad arrivare sulla superficie terrestre. In media, solo il 47% della radiazione globale viene assorbita dal suolo, costituendo la radiazione effettiva, mentre il restante 53% viene riflesso nello spazio. Se la Terra assorbisse tale radiazione senza riemetterla, la trasformerebbe subito in energia e la sua temperatura sarebbe in continuo aumento. In effetti, la Terra emette a sua volta energia sotto forma radiazione infrarossa, disperdendo completamente l’energia ricevuta dove il cielo è sereno e conservandola sulle regioni coperte da nubi.  

 
Possiamo capire meglio questa affermazione ricordando che a Tamanrasset, nel deserto algerino dove le nubi sono abbastanza rare, le temperature (di febbraio) variano mediamente tra 6 °C e 22 °C, con una escursione di 16 gradi, mentre a Manaus, nel cuore della foresta amazzonica dove la presenza di nubi è pressappoco costante, nello stesso periodo variano tra 23 °C e 30°C, con una escursione di appena 7 gradi. Questi, come abbiamo detto, sono i valori medi, spesso le temperature si differenziano molto di più.

Proprio l'escursione termica è responsabile della mancanza di vegetazione, in quanto le piante, che pure riescono ad adattarsi ai forti sbalzi termici tra estate e inverno, abbassando la loro temperatura tramite delle grandi foglie, che permettono una notevole evaporazione nelle stagioni calde, mentre durante il periodo freddo fanno cadere le foglie e rimangono in una situazione simile al letargo di alcune specie animali, nulla possono nel deserto, dove le forti escursioni termiche avvengono nell’arco di una giornata e questo procedimento non può essere realizzato in così breve tempo.

Nel deserto quindi, per avere qualche tipo di coltivazione, si dovrebbe ricorrere a delle “serre”, che renderebbero meno variabili le temperature. Questa particolarità fisica e meteorologica è descritta nel romanzo “La danza dello sciamano”, ambientato in una zona di deserto dove è presente un lago, lo Chott el Jerid, che in estate è sempre asciutto, mentre in inverno, a volte si riempie con un po’ di acqua piovana nella sua parte centrale.

 
Nel racconto si fa l’ipotesi di riempire artificialmente il lago con acqua di mare, in modo da aumentare l’umidità relativa nella parte meridionale della Tunisia e quindi incrementare le piogge. Inoltre, visto che le temperature del suolo sono molto elevate, si ipotizza la costruzione di dissalatori ad energia solare che rendano l’acqua del mare adatta all’irrigazione delle. Naturalmente il progetto è di fantasia, ma alcuni elementi potrebbero risultare effettivamente applicabili. Chissà, se un giorno in quella zona sorgeranno effettivamente dei progetti di agricoltura assistita, si potrà parlare di “La danza dello sciamano” come di Giulio Verne e del suo “Ventimila leghe sotto i mari”!

Lo spirito del VERISMO INTERATTIVO  è quello di inserire, all’interno di un romanzo, degli argomenti scientifici e di attualità, che possono essere approfonditi con dei commenti. Nel libro “La danza dello sciamano”, oltre ad una storia d’amore e di avventura, parlo anche di quella che è stata la mia materia di lavoro per 35 anni: la meteorologia! Chi volesse seguire i miei libri e i miei articoli, può vedere il sito  http://www.alfiogiuffrida.com/ .

Riportiamo di seguito un brano del libro: “La mattina dopo si alzarono tardi, fecero solo una veloce colazione e si misero subito in macchina alla volta di Gabes.
All’andata imboccarono la strada verso Gafsa. Passarono in mezzo a terreni coltivati e piccoli villaggi, poi il terreno cominciò a farsi roccioso ed anche le coltivazioni sparirono. 

 
Ad un tratto arrivarono ad un villaggio che si chiamava Wadraf e quello fu, per Alex, come la visione della terra promessa. Davanti a loro c’era una immensa distesa non coltivata, un terreno leggermente degradante verso la distesa salata dello Chott el Fejaj, così si chiamava parte più orientale dello Chott el Jerid. Era proprio quello che Alex si aspettava di vedere, il luogo adatto al suo progetto, non aveva dubbi.

Si fermarono per osservare la grande area davanti a loro e subito cercò di convincere gli altri due uomini, che vedeva increduli e dubbiosi. Mentre Laura rimase in silenzio, ma nei suoi occhi notò una luce di speranza, forse anche lei credeva già che quella terra brulla, un giorno potesse diventare un giardino ricco di alberi e di vita.
A Gabes si informarono se quella zona era libera da vincoli, quindi, nel pomeriggio, fecero ritorno a Tozeur percorrendo la strada a sud dello Chott el Fejaj.

Alex volle fermarsi e guardare all’orizzonte verso nord. Ammirando il panorama dall’altra parte del lago salato, cominciò ad immaginare le coltivazioni che ancora non c’erano, vedeva le case, le donne che si affacciavano ai balconi, i bambini che correvano, gli uomini che lavoravano la terra, vedeva il suo sogno ed era in estasi.

Guardava in silenzio quella distesa di terra e sabbia quando Claudio lo richiamò alla realtà mostrandogli con impazienza l’orologio, mentre Giuliano aveva già riacceso il motore della Jeep. Alex, voltandosi, incrociò lo sguardo di Laura, profondo ed intrigante. Quali pensieri si celavano dietro quegli occhi che lo guardavano fisso?”

1 commento:

  1. Il motivo principale per cui nel deserto non ci sono piante, non è la mancanza di acqua, la l'eccessiva escursione termica.

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