giovedì 27 marzo 2014

“La danza dello sciamano” – La lapidazione

sito web In classifica È un brano del libro: “La danza dello sciamano” di Alfio Giuffrida
Si trova in libreria oppure on line: http://t.co/L1oZOWLK .
I libri di Alfio Giuffrida fanno parte del filone letterario  VERISMO INTERATTIVO, in cui il lettore può diventare “Protagonista” del romanzo commentando le discussioni aperte nel FORUM http://www.alfiogiuffrida.com/forum.html  sui vari argomenti di attualità inseriti nel testo.

 
Quando al mattino giunsero di nuovo dietro al muretto, a ridosso del villaggio, notarono che nella piazza c’era già un po’ di gente che parlava concitatamente.
Dopo un po’ uscì Akhamuk con la moglie e la figlia. Si capiva che tutti e tre erano affranti, ma erano composti in un dignitoso rispetto delle regole.
Andarono a piedi in un angolo della piazza, dove era stata scavata una grande buca. Con delicatezza vi sospinsero dentro la ragazza, la quale si accovacciò sul fondo.
Alcuni giovani la coprirono di terra fino al seno, in modo che restasse fuori solo la testa e un po’ del busto, poi tutti si disposero intorno, formando un cerchio attorno a lei che, sommessamente, piangeva. Restarono fermi e muti per alcuni minuti. Tutte le persone erano rivolte verso Akhamuk, come se aspettassero che lui dicesse qualcosa di molto importante, ed infine il vecchio parlò.
Alex pregò il tassista di prestare molta attenzione a ciò che avrebbe detto, in modo da riuscire a capire almeno qualche frase di quel discorso.

Il vecchio parlò molto forte e con voce solenne, come si addice ad un capo tribù. Il tassista, che faceva da interprete, disse che le sue parole erano rivolte a Fatma, la ragazza che sembrava essere sua figlia.
«Quando hai scelto di seguire un uomo, senza il consenso di tuo padre ed hai peccato con lui, sapevi che era una azione molto rischiosa, che poteva gettare disonore su te stessa e su tutta la tua famiglia.
Ma quell’uomo si è rivelato un traditore ed è fuggito via, lasciandoti sola con la tua colpa e adesso, questa è la pena che la legge, dettata dal Corano, prevede per il tuo grave peccato».
Fu il padre stesso a doverle infliggere quella condanna, per il solo rispetto delle “tradizioni”, ma sicuramente senza condividerle.
Nel cuore di Akhamuk l’odio più profondo era rivolto a Claudio, perché pensava che fosse stato lui ad approfittare della figlia.
Era sicuro che egli avesse architettato ad arte il progetto di portarla fuori dal Niger, con la scusa di assicurale un futuro migliore, al solo scopo di potere avere per se quel suo giovane corpo.
Forse, con quella promessa di renderla “emancipata”, aveva ingannato anche lui, tradendo la sua fiducia e rovinando per sempre sua figlia.

Non immaginava certo che ad approfittare della ragazza fosse stato Bechir, che lui stimava sopra ogni cosa e nel quale aveva sempre riposto tutta la sua fiducia e le sue speranze.
La figlia non aveva osato confessargli quella verità. Del resto, nella loro tradizione, alle donne non era concesso parlare di questi argomenti. Loro dovevano solo ubbidire ai comandi dell’uomo.
Probabilmente, se avesse raccontato la sua versione dei fatti, non sarebbe stata neanche creduta ed, alla dura condanna, che le sarebbe stata inflitta in ogni caso, avrebbe aggiunto lo sdegno dei suoi stessi parenti. O forse temeva la dura reazione del tunisino, che lei conosceva bene come un uomo che non avrebbe saputo mai perdonare un affronto.
Il vecchio rimase fermo per alcuni minuti, nel frattempo alcuni giovani portarono delle pietre prendendole da un grosso mucchio che era stato preparato li vicino e le deposero in piccoli mucchi, davanti ai piedi di coloro che stavano in prima fila, nel piccolo cerchio attorno alla ragazza interrata.


 
Per un po’ di tempo nessuno si mosse. Poi la madre prese una pietra dal piccolo mucchio che era stato deposto davanti a lei, la diede ad Akhamuk ed entrambi si fecero un cenno di intesa con la testa. Quindi fu il vecchio a lanciare la prima pietra contro la figlia, purtroppo lui era il “Capo” e toccava a lui questo compito crudele.
La ragazza gemette ed un brivido di pietà pervase i cuori di tutti coloro che erano coinvolti nell’esecuzione di quella spietata condanna, che prevedeva una agonia lenta ed una morte tra atroci sofferenze.
I carnefici di Fatma cercarono di aiutarla nell’unico modo che a loro fu possibile: accorciandone l’agonia infierendole subito colpi mortali. Lei svenne alla seconda pietra e dopo il terzo o il quarto colpo, la sua giovane anima abbandonò per sempre il suo corpo e quel mondo crudele.
I due italiani assistettero muti e inorriditi a quella scena. Guardarono il loro interprete con occhi increduli, come per chiedere il perché di tanta crudeltà.
Il tassista spiegò brevemente la storia di quel villaggio: «Anticamente era abitato da una popolazione poverissima, che viveva di stenti. Questa comunità, tranquilla e riservata, era governata dalle severissime regole del fondamentalismo islamico, basate sulla rigida interpretazione del Corano.
Per loro una ragazza che fosse rimasta incinta al di fuori dal matrimonio, era considerata una prostituta e come tale veniva condannata alla lapidazione. Questa regola veniva osservata strettamente da tutti i membri del villaggio, nonostante in Niger la lapidazione fosse vietata per legge.
Da una ventina di anni, in quel villaggio si era insediata anche una tribù di Tuareg, guidata da un tal Akhamuk, venuto dall’Algeria per sfuggire ad una faida con il resto della sua tribù.
Loro erano degli abili allevatori e subito portarono il benessere in quel villaggio, per cui furono bene accolti. Ma erano anche gente guerriera e dominatrice. Ben presto iniziarono così dei contrasti, che sfociarono in violente risse che causarono anche alcuni morti.
Ricordo che la polizia di Maradi dovette intervenire diverse volte per sedare le liti che erano scoppiate nel villaggio. Poi i disordini finirono poiché il capo della comunità fondamentalista dette la sua unica figlia come sposa al capo Tuareg, unendo le due fazioni con un vincolo di sangue.
Alla morte del suocero, non essendoci eredi maschi, Akhamuk aveva assunto il ruolo di capo e come tale aveva anche imposto alcune regole della tradizione della sua stirpe. In effetti il Tuareg si era battuto per abolire la pena della lapidazione, perché la riteneva troppo crudele, ma la gran parte degli suoi sudditi si era ribellata a quella sua proposta.
Lui dovette quindi riconoscere la lapidazione come una delle regole fondamentali della sua tribù, da impartire in segreto, perché vietata dalle leggi del Niger. Tutto si sarebbe svolto all’interno del villaggio, al di fuori di esso nessuno avrebbe saputo nulla, ma a quella pena nessuno avrebbe dovuto sottrarsi».
 «Ma è assurdo», scoppiò Laura, alzando la voce in un impeto d’ira, mentre Alex le fece subito cenno, con la mano, di parlare piano per non farsi sentire dal villaggio, «che al giorno d’oggi siano ancora ammesse e praticate simili atrocità! Neanche un animale ricorrerebbe ad una vendetta così feroce nei confronti di un avversario che si fosse macchiato del peggiore dei delitti. Quelli che la praticano sono peggio delle bestie!».
Il tassista la guardò stupito e le rispose con aria severa: «Voi occidentali commettete altre atrocità, a cui forse non fate caso, ma che per noi sono assurde! In quei casi anche noi vi giudichiamo peggio delle bestie, ma non interveniamo nei vostri confronti, come invece fate spesso voi.
Ogni popolo ed ogni razza ha le sue tradizioni! Noi, nella nostra comunità, prevediamo la pena della lapidazione per il reato dell’adulterio. Forse è sbagliata, indubbiamente è più una forma di vendetta che di giustizia. Ma spetta a noi giudicarla e correggere le nostre leggi con altre più giuste.
In ogni caso non ci sogniamo mai di giudicare i vostri comportamenti ed imporre le nostre regole quando non siamo d’accordo. Non abbiamo la presunzione di pensare che le nostre siano sicuramente giuste, perché dettate da una mente divina. Siamo poveri, ma non è detto che siamo anche cattivi. La prego di rispettare le nostre tradizioni…….

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