venerdì 10 gennaio 2014

“La danza dello sciamano” – Il coraggio di “Armonica”

È un brano del libro: “La danza dello sciamano” di Alfio Giuffrida
I libri di Alfio Giuffrida fanno parte del filone letterario  VERISMO INTERATTIVO, in cui il lettore può diventare “Protagonista” del romanzo commentando le discussioni aperte nel FORUM del sito  http://www.alfiogiuffrida.com/  ,sui vari argomenti di attualità inseriti nel testo.

Una sera, durante uno di quegli interminabili appelli che seguivano l’evasione di qualche detenuto, un prigioniero si staccò dalla fila e si avvicinò al filo spinato della recinzione. Il suo passo era malfermo, ma la sua idea era chiara: aveva solo voglia di farla finita.

Lo riconobbi subito, era un polacco che dormiva nella camerata a fianco alla mia. Era “Armonica”, così lo chiamavano quelli del suo Kommando, per via della sua grande abilità a suonare quello strumento. La portava sempre in tasca, era piccolissima, sarà stata lunga non più di tre centimetri.
Ma con quello strumento riusciva a tenere alto il morale dei suoi compagni di sventura. Suonava nenie tristi, ma per noi quella musica era dolcissima, ci ricordava l’infanzia e la spensieratezza di quando eravamo bambini e potevamo correre, liberi, per i prati, senza avere un mitra puntato dietro la schiena.
A volte anche qualche tedesco ascoltava con attenzione quella musica, lo faceva in silenzio, senza farsene accorgere dagli altri suoi commilitoni, perché era vietato. Anche molti di loro, in fondo, avevano una famiglia lontana e quelle nenie facevano spuntare una lacrima anche a quei musi di cera. Forse non tutti erano d’accordo a far la guerra, non tutti la pensavano allo stesso modo.
Ma se in fondo al corridoio appariva un’ombra, allora anche il più tenero delle SS si asciugava velocemente il volto dalla sua insana debolezza e gridava un rauco “ruhe, ruhe” (calma, silenzio) e atteggiava il suo viso alla più feroce cattiveria. 
Il volto di Armonica era rigato da mille rughe, ma il suo sguardo era dolce, mostrava sempre una falsa allegria che non aveva. A coloro che si lamentavano della loro situazione, diceva che dovevamo avere fiducia nella Speranza e, un giorno non lontano, avremmo avuto giustizia per tutti i torti che avevamo subito.
Erano mesi che cercavo l’opportunità di parlare con lui, ……..   

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