venerdì 3 gennaio 2014

“La danza dello sciamano” – Ci vediamo al Boggio Lera

sito web È un brano del libro: “La danza dello sciamano” di Alfio Giuffrida
I libri di Alfio Giuffrida fanno parte del filone letterario  VERISMO INTERATTIVO, in cui il lettore può diventare “Protagonista” del romanzo commentando le discussioni aperte nel FORUM del sito  http://www.alfiogiuffrida.com/  ,sui vari argomenti di attualità inseriti nel testo. 
 

«Prenditela comoda», gli disse tuttavia Giuliano, «devo prima passare alla sede del Comune, per incontrare un amico, ma sarà cosa da dieci minuti, poi staremo un paio di ore assieme. Facciamo così, ci vediamo tra due ore davanti al portone del Boggio Lera.»

Non era vero nulla! Giuliano non doveva incontrare nessuno, ma per essere sicuro di convincere l’amico doveva agire con astuzia. Aveva un piano sul quale aveva ragionato mentre era in aereo.
Prese subito un taxi e si fece portare da Spinella, la pasticceria, al centro di Catania, dove andavano spesso da ragazzi. Si fece fare una “cartata” di pizze alla diavola, che erano le preferite di Luca, ma anche di cartocciate, cipolline e arancini, di cui sicuramente sarebbero stati ghiotti i ragazzi.
In un vassoio a parte fece mettere un paio di cannoli con la ricotta e delle paste di mandorla, che avrebbero mandato in estasi Lucia, golosa com’era di dolci.
Quando uscì da Spinella, guardò subito in alto, per vedere il piccolo balcone della sala giochi dove andavano quando uscivano da scuola. Dove lui e Luca, allora compagni di liceo, facevano mille sfide al calcetto balilla o al flipper, a chi faceva più punti. Era sempre uguale, con un’anta aperta e l’altra appena accostata, come se il tempo non fosse mai trascorso.
Poi si avviò, a piedi, ma con passo veloce, come era il suo solito, verso via Vittorio Emanuele, per raggiungere la sede del Boggio Lera, il liceo scientifico dove lui aveva trascorso due anni, che sicuramente erano quelli che ricordava più volentieri, fra i tanti della sua gioventù.
A Catania lui era rimasto solo un paio di anni. Poi aveva dovuto trasferirsi in un’altra città, in quanto suo padre, anche lui Ufficiale dell’Aeronautica, era soggetto a continui trasferimenti.
Camminando per via Etnea, annusava l’aria. Era la stessa di quella che aveva assaporato nel ’68, gli anni delle proteste giovanili, che per lui erano coincisi con il periodo del liceo, quello che ti forma le idee e  ti tempra il carattere per sempre.
Ma lui quegli anni li aveva trascorsi assieme a Luca. Non erano compagni di classe, Luca era due anni più grande di lui, frequentava il quinto mentre lui faceva il terzo. Ma in quell’anno gli aveva insidiato la ragazza.
Luca era serio, formale, di quelli che hanno compiuto i diciott’anni prima del sessantotto. Portava i capelli corti e, la sera, se andavano ad una festa, indossava giacca e cravatta.
Giuliano era ribelle, portava i capelli lunghi e indossava jeans e maglietta. Lui non sognava la macchina, a lui piaceva il motorino, il famoso “ciao” su cui  spesso andavano in tre.

Guardando i vecchi palazzi, che sembravano salutarlo al suo passaggio, ricordava i suoi compagni di classe: c’era Toti che appena uscito dalla scuola tirava fuori la pipa per darsi un’aria da intellettuale, Ettore, che cercava tutte le occasioni per sfoggiare il suo tedesco imparato in casa da autodidatta e il povero Bruno che, quando la sera si usciva tutti insieme per fare degli interminabili ragionamenti sul proprio futuro, cercava sempre di convincere gli amici ad andare in qualche posto vicino, in modo che lui potesse ritirarsi a casa presto, per non fare stare preoccupati i suoi genitori.
E poi le feste dove Tano e Nello suonavano la chitarra e tutti i maschi dovevano ballare, a turno, con le poche ragazze della loro classe. Con Lucia e Graziella, oppure Anna e Rosanna, quelle che riuscivano a venire sempre, mentre Rosetta e le altre, spesso, per vari motivi, non potevano partecipare.
Quando girò l’angolo di Piazza Duomo, vide la strada che percorrevano assieme all’uscita di scuola, quando tutte le classi si mescolavano in un unico corteo di giovani pieni di euforia, di vita e di speranze.
Fu li che un giorno, ……

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