domenica 22 dicembre 2013

“La danza dello sciamano” – L’Incipit

È un brano del libro: “La danza dello sciamano” di Alfio Giuffrida
Si trova in libreria oppure on line: http://t.co/L1oZOWLK
I libri di Alfio Giuffrida fanno parte del filone letterario  VERISMO INTERATTIVO, in cui il lettore può diventare “Protagonista” del romanzo commentando le discussioni aperte nel FORUM del sito  http://www.alfiogiuffrida.com/  ,sui vari argomenti di attualità inseriti nel testo.

 
           Era la prima volta che Alex metteva piede in Svezia. Sapeva già per fama che quello stato era il simbolo dell’organizzazione, ancor meglio della Germania. Infatti all’aeroporto non c’era stato bisogno di chiamare un taxi, la navetta per la città era pronta e comoda.
       Giunto a Stoccolma, la stazione centrale era grande ed affollata, ma l’ambiente era calmo e ordinato, il tempo era scandito dai continui annunci di treni in arrivo o in partenza. Seguiva un fischio e un modesto stridio di freni o ferraglie in accelerazione, ma era questione di un attimo, poi la calma tornava sovrana. 
Alex non era abituato ad un ambiente così ordinato. Lui viveva a Roma dove alla stazione Termini eri costretto a gridare per farti sentire e lo stridio dei freni era infernale e continuo.
 
Doveva prendere il treno per Norrköping, dove aveva sede l’Istituto Svedese di Meteorologia e Idrologia, per partecipare alla  “Conferenza sul Clima e l’Acqua”, che si apriva il giorno dopo.
Una delle tante che in quel settembre 1999 si succedevano a ritmo serrato in tutto il mondo per fare il punto sull’argomento del secolo: i Cambiamenti Climatici sul nostro Pianeta.
Era incuriosito ed anche un po’ preoccupato perché, guardando il tabellone delle coincidenze, aveva visto che mancavano ormai pochissimi minuti all’orario della partenza del treno che doveva prendere, ma non vedeva nessun treno in arrivo.
Già cominciava a pensare che “tutto il mondo è paese”, anche in Svezia i treni arrivavano in ritardo. Invece, quando ormai mancava meno di un minuto, ecco l’annuncio aspettato, anche se, per via della pronuncia, si capì a malapena.

Fu questione di un attimo, le poche persone in attesa si misero tutte in fila indiana in un unico punto del marciapiedi ed Alex si affrettò ad accodarsi a loro. Il treno arrivò e spalancò lo sportello proprio in quel punto esatto, tutti salirono e tre secondi dopo il treno era di nuovo in marcia.
Il vagone era pulito, ma c’erano un paio di barboni buttati per terra, chiusi nei loro sacchi a pelo come se fossero grosse buste di spazzatura, forse erano ubriachi.
Era l’unica nota che stonava in quell’ambiente così ordinato, ma fu solamente Alex ed un altro signore, evidentemente anche lui straniero, a notarli. Gli altri li scavalcarono e passarono avanti senza neanche guardarli, come se non esistessero.  

Appena si sedette due ragazzi gli chiesero, in inglese, da dove venisse. Alex notò subito che la loro amicizia era un po’ particolare, “amorevolmente intima” come si potrebbe dire in modo gentile.
In un primo momento si sentì un pò in imbarazzo a dover rispondere e fece finta di non aver capito. Ma vedendo che i due ragazzi continuavano a guardarlo, aspettando da lui una risposta, si rese conto che, in fondo, lui era molto liberale su tale argomento e non diede importanza a questo particolare. Disse che veniva dall’Italia ed era un meteorologo.
A quella notizia subito destò la loro curiosità ed il loro interesse.  I due ragazzi raccontarono che loro due erano da poco colleghi in un “Call Center” che aveva aperto una succursale a Norrköping, così iniziò una di quelle conversazioni che, per chi è abituato alle conferenze all’estero, servono da rodaggio per abituarsi alla lingua straniera.
Uno di loro aprì subito il discorso criticando aspramente la Russia e gli Stati Uniti che non avevano ratificato il Protocollo di Kyoto del dicembre 1997 sul riscaldamento globale.
Visto che il meteorologo non si esprimeva a favore o contro quella sua affermazione che, in effetti, era stata gettata li in modo soffusamente provocatorio, aggiunse che tutti i Paesi che si ritengono “civili”  avrebbero dovuto operare una riduzione delle emissioni di elementi inquinanti senza che ciò fosse un obbligo riservato ai paesi industrializzati.

Alex era nuovamente in imbarazzo, sentiva che quei due ragazzi si rivolgevano a lui come un “esperto”, ma temeva che, qualunque cosa egli avesse detto, avrebbe ricevuto una risposta di quelle programmate nei centri sociali, che lo avrebbe coinvolto in qualche argomento politicamente delicato, cosa che egli voleva assolutamente evitare.
I ragazzi chiesero allora se gli accordi della Conferenza di Rio del 1992, che prevedevano delle soluzioni per la riduzione dei gas inquinanti emessi dai mezzi di trasporto, avessero avuto un seguito. Qualcosa che poteva essere riscontrato nella misura della quantità di anidride carbonica presente nell’atmosfera. Oppure se l’unico effetto era stato quello di rendere obbligatorie le marmitte catalitiche, con conseguente arricchimento delle società che le producevano. 

Finalmente Alex si decise a rispondere, iniziando una lunga discussione sulla climatologia che, come era sua abitudine, si trasformò subito in una lezione universitaria. I ragazzi seguirono con attenzione le parole del loro interlocutore e alla fine dettero segno di ammirazione per quell’uomo venuto da lontano.
Arrivati a Norrköping, i due giovani mostrarono all’ospite dove trovare un taxi e si diressero, zaini in spalla, verso la loro abitazione. 

Quella sera Alex era solo e come al solito iniziò una passeggiata alla scoperta della città.
Vide una “Pizzeria” con l’insegna in italiano e notò che i due pizzaioli avevano capelli neri e baffi. «Sono sicuramente napoletani,» pensò tra se, «forse posso ancora scambiare due parole in italiano e sapere come si sono ambientati due connazionali in questo paese straniero.» per cui decise di entrare e mangiare qualcosa.
I pizzaioli, scoprì con meraviglia e un po’ di disappunto, non erano affatto italiani, ma egiziani e con loro cominciò a parlare in inglese della pizza, che Alex rivendicava come un’invenzione italiana, mentre i due osti sostenevano che la pizza in Italia fosse stata inventata solamente un secolo fà mentre in Egitto si conosceva da oltre duemila anni.
Alex si sentì punto nel suo orgoglio nazionale e ne raccontò l’invenzione ai due increduli egiziani. 
«Un giorno che la nostra Regina Margherita era triste e rifiutava qualsiasi pietanza, ……….

 

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