martedì 12 novembre 2013

“Quella notte al Giglio”. Il saluto al Comandante Schettino


È un brano del libro:  “Quella notte al Giglio” di Alfio Giuffrida
È in vendita nelle librerie oppure on line:  http://www.unilibro.it/find_buy/ffresult.asp

Si vestirono in fretta e salirono al ponte dove c’erano dei ristoranti, lasciando il cagnolino sul letto, dopo avergli intimato di non fare alcun rumore. Girarono un po’ sulla nave, incantati dal lusso e dalla magnificenza di tutte le cose che vedevano. Dopo un po’ Bae chiese a Park se potevano andare in un ristorante qualsiasi oppure avevano un posto prenotato e lui, che aveva letto il programma che gli era stato consegnato, disse che a pranzo potevano scegliere il ristorante che volevano, mentre a cena avevano il posto prenotato ed indicò dove dovevano andare. Bae lo seguiva con fiducia, come un cucciolo che segue la sua mamma senza chiedere perché vada da una parte oppure da un’altra.
Si trovarono così ad un tavolo apparecchiato per quattro, dove già sedeva una giovane coppia di turisti tedeschi, che tuttavia parlavano bene in inglese, per cui non ebbero problemi per capirsi. Fecero una breve presentazione, lei si chiamava Kate e lui Curd.  Loro avevano già fatto una crociera, era stata la loro luna di miele, due anni prima, con un’altra compagnia di navigazione. Appena saputo che anche i due sposini coreani erano in luna di miele, Kate suggerì loro di presentarsi al comandante perché sicuramente ci sarebbe stata una festa in loro onore. In tal modo lui avrebbe saputo dir loro cosa avrebbero dovuto fare e quando.
«Il comandante è quel signore in divisa seduto al tavolo laggiù. Andate a salutarlo nel frattempo che portano gli antipasti, la scelta del menù la farete dopo. »

Park e Bae andarono a quel tavolo con un po’ di agitazione, erano emozionati di presentarsi davanti al comandante di una nave così grande e lussuosa. Inoltre la ragazza aveva il timore che qualcuno potesse aver notato che lei aveva portato il cane a bordo e ciò potesse suscitare dei problemi. Un turbine di idee frullavano nella sua mente, cosa avrebbe dovuto dire ad un uomo così importante, che aveva la responsabilità di oltre quattromila persone? Ed in che lingua avrebbe dovuto esprimersi con lui?
Ma appena vide in volto il comandante, riconobbe in lui il signore che era salito a bordo con il cagnolino. Infatti a fianco a lui era seduta la ragazza bionda che teneva tranquillamente sulle gambe un bel volpino beige che già li guardava con aria incuriosita. Bae si sentì salire il sangue in testa, avrebbe voluto gridare all’ingiustizia: perché lui poteva portare a bordo il suo cane e lei no?
Guardò Park ed anche lui aveva notato la bestiola in braccio a quella ragazza, ma non sapeva che dirle. In effetti da quando erano saliti a bordo, lui stava in uno stato di torpore latente. Aveva avuto il coraggio di salire di nuovo su una nave dopo tanti anni, ma il ricordo di quei momenti tragici, quando lui era ancora un ragazzo ed era dovuto andare a cercare il padre dato per disperso, erano ancora vivi nella sua mente!
Non riusciva a togliersi dagli occhi quelle immagini di un mare turbinoso in cui affioravano sedie e tavoli, fazzoletti di carta e bottiglie vuote, dove tutti cercavano il corpo di una persona cara, per vedere se era ancora viva oppure, anche per lui, non c’era più nulla da sperare. Tutto era ancora impresso nella sua mente, come quando era dovuto ritornare a Dalian per riconoscere il cadavere del padre.
In quella occasione, il comandante della nave dove lavorava suo padre era presente anche lui ed era visibilmente commosso, lo aveva accarezzato stringendolo al suo fianco. «È stata una grande tragedia per tutti noi, che ci sentivamo uniti come una famiglia. Tuo padre si è comportato da eroe, quando l’ho visto cadere in mare ho dato subito ordine ad un altro marinaio di lanciarsi per salvarlo, ma non c’è stato nulla da fare. Come potrò mai sdebitarmi con tutti voi e con le vostre famiglie? »
La figura del comandante era rimasta nella sua mente come quella di un essere superiore, che si preoccupa di tutta la comunità che dirige, più che di se stesso. Per anni si era sforzato di non pensare più a quel volto rigato dalle lacrime e invece adesso era di nuovo davanti ad un comandante, anche se come aspetto era molto diverso e, sicuramente, meno solenne e formale di quello che si sarebbe aspettato.    

Tuttavia non ci fu il tempo di decidere che discorso fare al comandante. Appena lui li vide impalati davanti al suo tavolo, prese subito la parola esprimendosi in corretto inglese. «Voi siete i due sposini coreani che siete saliti a bordo a Civitavecchia? » Chiese giusto per conferma, in quanto sapeva già la risposta. Ed infatti i due ragazzi fecero un profondo cenno di assenso con il capo. «Domani mattina a Savona si imbarcherà un’altra coppia di sposi e la sera, a cena, faremo una grande festa in vostro onore. Prenderete posto in un tavolo speciale e ci sarò anch’io.»
Detto questo, vide che i due ragazzi erano un po’ imbarazzati davanti a lui, pensò che forse non parlavano bene l’inglese, per cui fece un cenno di commiato, come per metterli a proprio agio e permettere loro di congedarsi liberamente. Loro risposero con un sorrisetto di cortesia, mentre Bae ingoiò un grosso grumo di saliva, per non avere avuto la possibilità di esprimere la sua rabbia per l’ingiustizia di cui lei e il suo cane erano state vittime.
La ragazza bionda con il cane, sentendosi osservata, si sentì in dovere di dir loro una frase di cortesia, giusto per rompere il ghiaccio, pensando di fare sicuramente una cosa gradita.  «Sbrigatevi a cenare! » disse loro come svelando una confidenza amichevole, «tra un po’ passeremo davanti all’isola del Giglio e ci sarà uno spettacolo veramente fantastico! »
Park e Bae tornarono al loro posto a tavola un po’ delusi ed amareggiati per quel saluto, ma curiosi ed eccitati per ciò che aveva detto la ragazza bionda «Probabilmente ci sarà un inchino all’Isola del Giglio » pensò lei, chiedendo conferma a Park che invece era sommerso dai suoi ricordi tristi e di quell’incontro non ricordava già nulla. Per lui erano state solo parole confuse; il ricordo di un dramma, immesso a forza in una splendida realtà, di cui stentava a rendersi conto.
Bae lo scosse con un bacio: «Dai amore» gli disse con dolcezza, «adesso non pensiamo più al passato. Godiamoci questa crociera da sogno, non voglio perdere neanche un istante di tutto ciò che accade intorno a noi. E inoltre …. Anche Kim e con noi! Non vedo l’ora di andare in cabina e dargli una bella stropicciatina!»

Nella pagina FOUM del sito http://www.alfiogiuffrida.com/  è già aperta una interessante discussione su “Il Verismo Interattivo”, dove potete postare i vostri commenti.

 

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